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Edilizia News – Luglio 2026
Associazione ISI. Missione sicurezza: una sfida economica e sociale
Intervista all'Ing. Davide Trutalli, Direttore ISI

EDILIZA NEWS

Pubbl. 04 agosto 2026

Edilizia News – Luglio 2026
Associazione ISI. Missione sicurezza: una sfida economica e sociale
<div style='font-size:22px; margin-top:20px'>Intervista all'Ing. Davide Trutalli, Direttore ISI</div>

Con Davide Trutalli, ingegnere e direttore dell’Associazione ISI Ingegneria Sismica Italiana dal 2022, abbiamo parlato di sicurezza antisismica, un argomento cruciale per il futuro del nostro settore e del nostro Paese.

Partiamo dal contesto del nostro Paese. Secondo l’Istat, in Italia ci sono oltre 2 milioni di case in cattivo stato e mezzo milione a rischio crollo; poi ci sono i ponti: secondo i dati di uno studio condotto dal Politecnico di Milano, sarebbero almeno 1900 su 61.000 quelli ad altissimo rischio strutturale. Dal vostro punto di vista, come ISI, qual è la reale fotografia che possiamo scattare allo stato attuale?

Purtroppo la fotografia è un po’ sempre la stessa. Noi riportiamo spesso un numero che è quello del 75%: oltre il 75% del patrimonio edilizio esistente è stato costruito in assenza di criteri
antisismici nella progettazione e nella costruzione, perché risale a prima del 1974, anno in cui c’è stata la prima normativa che considerava questi criteri.

Questo non vuol dire che questi edifici siano necessariamente a rischio di crollo: semplicemente sono stati progettati e costruiti considerando le sole forze statiche, che sono sempre presenti, senza considerare la forza sismica. Questo vuole anche dire che è necessario conoscere qualcosa di più dello stato di salute di questi edifici, in due termini: sia per quanto riguarda la reale resistenza in caso di evento sismico, sia per quanto riguarda lo stato di salute dei materiali.

Sappiamo che il cemento armato non è un materiale eterno: si degrada nel tempo, soprattutto in certe condizioni, e quindi necessita di adeguata manutenzione.
Ecco quindi la fotografia: l’Italia è un paese con una pericolosità sismica medio-alta, se paragonata al territorio europeo; moderata se paragonata a tutto il resto del mondo. Ma la vera componente che fa alzare il rischio sismico in Italia non è tanto la pericolosità sismica, quanto l’elevata vulnerabilità del nostro patrimonio costruito: un patrimonio senz’altro complesso e di grande valore che necessita più di altri paesi di attenzione, di conoscenza, di competenza, di dialogo, di confronto.
C’è tanto da fare, sia sugli edifici che sui ponti: molte strutture sono state calcolate solo per le forze statiche, eppure assistiamo a crolli anche solo per l’azione statica, e questo la dice lunga della situazione che potremmo avere in caso di terremoto. La storia, anche recente, ne ha dato ampia dimostrazione.

Il tema generale è chiaramente quello della sicurezza. In questo scenario, qual è la sfida che tecnici, politici e aziende devono affrontare rispetto al nostro patrimonio strutturale?

La sfida, a nostro avviso, è di tipo economico e sociale. La sfida attuale non è di tipo tecnico. Le conoscenze tecniche e scientifiche sono ormai ampiamente consolidate, frutto degli studi, della sperimentazione, dell’esperienza, della conoscenza. Sono state normate, perché abbiamo pubblicazioni e linee guida che sono riferimenti riconosciuti in tutto il mondo.

Consideriamo che sono nella fase finale-formale le revisioni degli eurocodici strutturali, che sono dei manuali di progettazione e delle norme di riferimento per tutta Europa, e l’Italia è leader per quanto riguarda la progettazione antisismica. Siamo anche in fase di revisione delle norme tecniche per le costruzioni.

Ci sono le norme tecniche, le conoscenze, le tecnologie (molto performanti, anche non invasive);
le aziende e i produttori conoscono i vantaggi delle tecnologie. In Italia abbiamo ottimi prodotti Made in Italy per quanto riguarda la sicurezza delle strutture e l’intervento sull’esistente, ma anche una solida esperienza per intervenire su un patrimonio molto complesso e antico, con materiali di cui è importante avere un certo grado di conoscenza e confidenza per poterli adeguatamente gestire.

Per cui la sfida non è tecnica: le aziende e i professionisti sono pronti; il mondo scientifico è tra i più esperti al mondo. La sfida è economica e sociale.
Economica perché è evidente che per intervenire su ampia scala sul nostro patrimonio è necessario incentivare il proprietario a intervenire sul proprio immobile (non stiamo parlando solamente di interventi energetici, ma anche di interventi strutturali che potrebbero richiedere una certa spesa e un certo tempo per poter essere effettuati nella maniera corretta).

È anche una sfida sociale perché riteniamo che sia importante trasmettere prima di tutto al cittadino la cultura della prevenzione: la vera sfida è lavorare prima che arrivi l’evento sismico, non in emergenza – dopo che è arrivato l’evento sismico, dopo che c’è stato il crollo.
Quello che noi cerchiamo di fare come associazione è informare e sensibilizzare, da una parte le istituzioni, dall’altra il cittadino, sulla cultura della prevenzione e della sicurezza del patrimonio edilizio e infrastrutturale…



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