A cura di
Dott. Domenico Patanè - INGV, ISI
Ing. Giuseppe Occhipinti - Collaboratore CMSU-INGV
Dott. Claudio Martino - INGV
Arch. Giulio Zuccaro - Centro Studi PLINIVS
Ing. Francesca Linda Perelli - Centro Studi PLINIVS
I Campi Flegrei, situati nell’area metropolitana di Napoli e abitati da quasi mezzo milione di persone, rappresentano uno dei sistemi vulcanici più complessi al mondo, sede di un’importante caldera attiva la cui storia recente è segnata da ricorrenti fenomeni di sollevamento del suolo, emissioni gassose e da un significativo incremento dell’attività sismica, con implicazioni dirette sulla valutazione del rischio sismico e vulcanico in un’area fortemente urbanizzata. Questi processi, che riflettono le intricate dinamiche sotterranee generate dall’interazione tra magma e un sistema idrotermale ricco di gas, causano variazioni di pressione in grado di modificare il territorio sovrastante e costituiscono una sfida sia dal punto di vista geologico sia sociale. La caldera si è formata a seguito di due grandi eruzioni esplosive avvenute circa 39.000 e 14.500 anni fa, seguite da oltre 70 eruzioni minori concentrate lungo punti di debolezza strutturale. L’ultima eruzione esplosiva del Monte Nuovo nel 1538 è stata una delle più piccole nei Campi Flegrei, fu alimentata da un volume di magma stimato di circa 0,02 km³. Negli ultimi 5.000 anni si sono verificati eventi molto più grandi, fino a cento volte maggiori, che hanno avuto un impatto significativo anche sull’area oggi occupata da Napoli. Gli effetti dell’eruzione del Monte Nuovo furono limitati e i segnali premonitori permisero alla popolazione di allontanarsi in sicurezza. In epoca storica, in particolare nell’area centrale di Pozzuoli, si sono susseguiti cicli di bradisismo caratterizzati da fasi alternate di sollevamento e subsidenza del terreno, spesso accompagnati da eventi sismici. Negli ultimi 70 anni, durante i cicli di sollevamento del 1970–72 e 1982–84, si sono verificati migliaia di terremoti che hanno causato danni significativi e evacuazioni. In seguito a queste crisi bradisismiche, l’area ha conosciuto una rilevante espansione edilizia, spesso realizzata con modalità costruttive non conformi agli standard di sicurezza sismica e vulcanica, contribuendo a un’elevata vulnerabilità strutturale diffusa. Tale crescita urbanistica, priva di una pianificazione coerente con la pericolosità del territorio, si è protratta senza soluzione di continuità per decenni (Figura 1), accompagnandosi a un incremento demografico stimato in circa 150.000 nuovi residenti tra il 1971 e il 2021 (fonte: Legambiente Campania, 2024).
Figura 1. Immagini della caldera dei Campi Flegrei (da Google Earth) dove è evidente la significativa espansione edilizia nell’area a partire dal 1985.
Dal 2005 ai Campi Flegrei è in corso una nuova fase di sollevamento del suolo, che a partire dal 2023 ha raggiunto e in alcuni periodi superato la velocità di circa 2 cm al mese (ca. 3 cm/mese dopo la crisi di febbraio 2025). Parallelamente, dal 2023 si è iniziato a registrare un aumento sia della frequenza sia della magnitudo degli eventi sismici, con decine di terremoti di magnitudo superiore a 3 (Figura 2a), alcuni oltre il valore 4. Solo a giugno 2025 sono stati rilevati 513 terremoti, il più forte dei quali ha raggiunto magnitudo Md 4.6 ± 0.3, avvenuto il 30 giugno alle 10:47 UTC (12:47 ora italiana). Nel medesimo mese, il sollevamento totale misurato alla stazione GNSS di Rione Terra ha superato i 148 cm dal novembre 2005 e circa 29,5 cm da gennaio 2024. Da inizio aprile 2025 l’incremento medio mensile registrato è di circa 15 ± 5 mm.
Figura 2. a) Andamento mensile del numero di terremoti registrati nell’area dei Campi Flegrei dal 2020 a giugno 2025, con evidenza degli eventi di magnitudo Md ≥ 3.0 (inset);
b) Localizzazioni epicentrali dei terremoti con magnitudo Md ≥ 1.0 registrati nell’area dei Campi Flegrei a partire dal 2020 (Patanè et al., 2025). La stella gialla indica l’epicentro dell’ultimo evento con magnitudo superiore a 4, precisamente il terremoto di Md 4.6 ± 0.3 avvenuto il 30 giugno 2025 alle ore 10:47 UTC (12:47 ora italiana)
Ad oggi, sebbene la magnitudo dei terremoti registrati nell’area sia stata generalmente contenuta e i danni strutturali siano stati generalmente limitati, anche se oltre un centinaio di edifici sono stati dichiarati inagibili con ordinanza di sgombero, il livello di sorveglianza scientifica e di attenzione da parte delle autorità resta elevato. Per migliorare la comprensione della struttura e del comportamento del sistema dei Campi Flegrei, i ricercatori applicano tecniche avanzate di rilocalizzazione ipocentrale e sono disponibili diversi modelli di velocità 3D aggiornati della struttura calderica (es. De Landro et al., 2025, Patanè et al., 2025) fino a ca. 5 km di profondità, che consentono di ridurre le incertezze nelle localizzazioni sismiche e di individuare con maggiore precisione le faglie che si attivano durante le fasi di sollevamento. Questi studi mostrano che la sismicità si distribuisce secondo una geometria ellittica (Figura 2b), con eventi superficiali localizzati prevalentemente tra Solfatara-Pisciarelli e la zona settentrionale di Pozzuoli, mentre in ambito offshore gli ipocentri si collocano a profondità maggiori.
Sulla base della geometria delle strutture sismogenetiche attive e dei dati storici disponibili, Iervolino et al. (2024) non escludono la possibilità che nell’area si verifichino eventi sismici con magnitudo momento fino a Mw 5.1. Sebbene tali eventi rilascino un’energia inferiore rispetto ai principali terremoti tettonici italiani, possono comunque rappresentare una minaccia rilevante in contesti ad alta densità edilizia e abitativa. Diventa quindi essenziale valutare quali edifici e infrastrutture presenti sul territorio siano in grado di sostenere, in modo adeguato, un’azione sismica corrispondente ad almeno una magnitudo pari a 5.1. Tuttavia, anche terremoti di magnitudo inferiore (con magnitudo > 4.0) possono comunque generare livelli di scuotimento intensi nelle aree epicentrali in quanto molto superficiali, con il rischio di superamento della domanda sismica prevista dalle normative vigenti. L’intensità dello scuotimento tende a diminuire fortemente con la distanza anche se in alcune zone urbane, come nelle porzioni occidentali della città di Napoli (es. distretto di Bagnoli), gli effetti possono risultare ancora percepibili o significativi a diversi chilometri dall’epicentro a causa delle caratteristiche locali del terreno e delle condizioni di amplificazione sismica.
Nel contesto flegreo, tuttavia, la gestione del rischio non può concentrarsi esclusivamente sulla sismicità, ma deve necessariamente includere anche l’attività idrotermale e il potenziale eruttivo, capaci di generare fenomeni pericolosi come esplosioni freatiche ed emissioni piroclastiche.
Quali azioni sono state messe in atto per ridurre il rischio sismico?
A partire dal 2023, l’area dei Campi Flegrei è stata oggetto di un’ampia e coordinata strategia di mitigazione del rischio sismico e vulcanico, in risposta al significativo aumento della sismicità e del sollevamento del suolo. Il governo italiano, attraverso il decreto-legge 140/2023, ha attivato un Piano straordinario volto all’analisi della vulnerabilità dell’area bradisismica stanziando oltre 52 milioni di euro.
Tra le misure adottate figurano attività di microzonazione sismica di livello 3, valutazioni speditive della vulnerabilità degli edifici residenziali dall’esterno, condotte a tappeto nell’area interessata dal Bradisismo, delimitata dalla isopaca di sollevamento di 10 cm dal 2005, mediante la scheda PLINIVS, valutazioni approfondite di vulnerabilità su istanza della popolazione attraverso le “schede CARTIS”, verifiche tecniche sugli edifici pubblici e l’implementazione di un articolato sistema di monitoraggio sismico e strutturale. Il Centro Studi PLINIVS (Per L’INgegneria Idrogeologica Vulcanica e Sismica) della Federico II di Napoli e il Consorzio ReLUIS (Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica) sono stati incaricati di fornire il supporto tecnico-scientifico per l’attuazione del piano, in collaborazione con INGV e altre istituzioni.
È stato programmato il potenziamento a cura di INGV-DPC del monitoraggio geofisico e strutturale con reti sismiche nell’area urbana, sensori GPS e strumenti per la sorveglianza della deformazione del suolo, sia a terra che in mare. La Regione Campania ha affiancato queste azioni con programmi di formazione continua per tecnici e operatori del sistema di protezione civile, aggiornando i piani di evacuazione delle aree più vulnerabili e promuovendo campagne di comunicazione rivolte alla popolazione.
Un tassello fondamentale di questo approccio è rappresentato dalla mappa interattiva di vulnerabilità sismica per l’area bradisismica dei Campi Flegrei, pubblicata sul portale del Dipartimento della Protezione Civile e realizzata dal Centro Studi Plinivs. La mappa di vulnerabilità “speditiva”, costruita su una griglia di 442 celle di 250 m per lato, è stata elaborata sulla base di sopralluoghi esterni su circa 12.700 edifici a Pozzuoli, Bacoli e Napoli di cui poco più di 9000 sono risultati a destinazione residenziale. Ogni cella è stata classificata secondo quattro livelli di vulnerabilità (molto bassa, bassa, media, alta), con 29 celle – corrispondenti in gran parte ai centri storici di Pozzuoli (Rione Terra), Bacoli e Bagnoli – identificate come zone ad alta vulnerabilità. Tale strumento costituisce una base operativa per la pianificazione di approfondimenti tecnici, interventi prioritari e iniziative di consapevolezza da parte dei cittadini.
Nel 2025 sono stati stanziati ulteriori fondi specificamente destinati all’adeguamento sismico di edifici scolastici e infrastrutture critiche. Il decreto-legge n. 65 del 7 maggio 2025, approvato in via definitiva dalla Camera il 2 luglio, introduce misure urgenti per fronteggiare gli effetti dell’evoluzione del fenomeno bradisismico in atto nell’area dei Campi Flegrei e per garantire l’effettivo impiego dei finanziamenti statali destinati alle verifiche di vulnerabilità sismica. Tuttavia, si ritiene necessario abbandonare una logica prevalentemente emergenziale, che spesso si traduce in interventi reattivi e discontinui, orientati alla gestione dell’urgenza piuttosto che alla prevenzione sistematica e strutturale del rischio. Sarebbe invece auspicabile l’attuazione di politiche di prevenzione pianificate, integrate e di lungo periodo, fondate su una strategia coerente di riduzione della vulnerabilità.
Investimenti strutturali e sistematici rappresentano una necessità non solo per l’area dei Campi Flegrei, ma una priorità strategica per l’intero territorio nazionale, considerando l’elevata esposizione dell’Italia al rischio sismico e vulcanico.
Monitoraggio sismico urbano e strutturale (SHM) nell’area Flegrea
Negli ultimi anni, alcune città italiane hanno iniziato a trasformarsi in veri e propri “laboratori” per lo studio e la mitigazione del rischio sismico, grazie allo sviluppo delle Urban Seismic Networks (USN): micro-reti di sensori sismo-accelerometrici che integrano le infrastrutture di monitoraggio sismico nazionali e regionali. Le USN perseguono due obiettivi principali: da un lato, migliorare la conoscenza della risposta sismica locale in ambiente urbano, contribuendo alla microzonazione del territorio e permettendo di valutare come le caratteristiche geologiche (riempimenti alluvionali, depositi vulcanici o litologie più rigide) influenzino l'amplificazione delle onde sismiche; dall’altro, fornire dati in tempo reale per sistemi di allerta rapida (Early Warning) e per la sorveglianza di edifici e infrastrutture strategiche.
Questo processo in Italia è iniziato nel 2020 a Catania, una delle città italiane a più alto rischio sismico, dove è stata installata una rete di circa 20 stazioni accelerometriche nel centro storico della città, oggi parte integrante dell’infrastruttura “Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture – CMSU” dell’INGV.
Nei Campi Flegrei, a partire da maggio 2024, il CMSU ha avviato un potenziamento della rete accelerometrica dell’Osservatorio Vesuviano (INGV-OV) con l’installazione di 16 nuove stazioni, tra cui quattro sistemi di monitoraggio strutturale (SHM) “semplificato” in edifici di diversa altezza nell’area di Bagnoli; tre di questi in collaborazione con il Centro Studi PLINIVS dell’Università degli Studi della Federico II di Napoli. Attualmente la Rete Sismica Urbana dei Campi Flegrei integra le stazioni della rete permanente dell’INGV-OV, quelle della Rete Accelerometrica Nazionale (RAN) della Protezione Civile e quelle gestite dal CMSU (INGV-OCF), configurando una rete unificata con circa 50 stazioni accelerometriche attive, in grado di rilevare con elevata accuratezza anche i terremoti di più bassa magnitudo (Md ≥ 1.0) che si registrano nell’area flegrea.
Figura 3. Mappa delle stazioni sismo-accelerometriche nell’area dei Campi Flegrei. Nelle foto a destra e in basso sono riportati i 10 edifici dove sono installate a piano terra o al seminterrato le stazioni INGV-OCF. Le foto in basso mostrano i 4 edifici “pilota” nell’area di Bagnoli dotati di un sistema di monitoraggio strutturale con un ridotto numero di sensori, oggetto di sperimentazione proprio in quest’area.
Una peculiarità distintiva della rete INGV-OCF è l’impiego di sensori accelerometrici QMEMS ad alta sensibilità, con rumore intrinseco molto basso (0.2 μg/√Hz), elevata dinamica (134 dB) e sistemi di acquisizione a basso consumo. Tali sensori pur garantendo elevate prestazioni si distinguono per i costi contenuti se paragonati alle strumentazioni della RAN e dell’INGV-OV, risultando particolarmente adatti per applicazioni diffuse su scala urbana.
L’area flegrea rappresenta oggi la zona urbana più densamente monitorata d’Italia (Figura 3).
La disponibilità di un alto numero di stazioni accelerometriche in un’area densamente urbanizzata consente l’elaborazione di mappe di scuotimento a scala urbana, uno degli strumenti fondamentali per visualizzare e comprendere l’impatto di un evento sismico su edifici e infrastrutture. L’analisi spaziale dei livelli di scuotimento fornisce informazioni dettagliate sulla risposta del territorio, supportando una valutazione più accurata del rischio sismico e l’adozione di misure preventive efficaci. Inoltre, rappresenta un supporto strategico per il Dipartimento della Protezione Civile, facilitando il coordinamento e la pianificazione degli interventi di emergenza e delle squadre di soccorso in caso di terremoti di rilievo.
Nella figura 4 sono riportate le mappe di scuotimento per due degli eventi di più elevata magnitudo registrati nel 2024 e nel 2025, quello del 20 maggio 2024 di Md 4.4 e quello del 30 giugno 2025 di Md 4.6.
Figura 4. Mappe di scuotimento a scala urbana che riportano i valori di PGA in %g dell’evento di Md 4.4 del 20 maggio 2024 (a sinistra) e dell’evento di Md 4.6 del 30.06.2025 (a destra), ottenute mediante interpolazione dei valori di PGA registrati alle diverse stazioni con il metodo di gridding "Inverse Distance to a Power". In ciascuna mappa sono riportate le localizzazioni epicentrali degli eventi (stella nera)
Il confronto tra le due mappe di scuotimento mostra che, sebbene i due eventi abbiano magnitudo simili, l’evento del 20 maggio 2024 (Md 4.4) ha generato accelerazioni significativamente superiori rispetto a quelle registrate durante il sisma del 30 giugno 2025 (Md 4.6). Questo può essere parzialmente attribuito alla localizzazione nel Golfo di Pozzuoli e alla maggiore profondità del sisma di giugno. Tale osservazione mette in luce le limitazioni dell’uso della magnitudo durata (Md) come parametro per stimare l’energia sismica effettivamente rilasciata, ancora oggi adottato per descrivere la magnitudo degli eventi. La Md può infatti sovrastimare o sottostimare l’intensità del moto sismico, in particolare nel caso di eventi di magnitudo intermedia, rendendo necessario l’impiego di altri parametri (es. Mw, PGA, PGV) per una valutazione più accurata della pericolosità.
SHM di edifici nell’area flegrea e scopi del monitoraggio
Le strutture situate nell’area flegrea, in virtù della frequente attività sismica già descritta, sono oggetto di particolare attenzione da parte di enti di ricerca e aziende specializzate. A livello nazionale, l’Osservatorio Sismico delle Strutture (OSS) del Dipartimento della Protezione Civile, che monitora oltre 160 edifici pubblici, 7 ponti e 6 dighe distribuiti sul territorio italiano mediante sensoristica ad alte prestazioni, osserva in continuo la risposta dinamica di sette strutture di carattere rilevante presenti nei Campi Flegrei. Queste sono nello specifico la Scuola dell'Infanzia e Primaria Marconi Immacolata (edificio in cemento armato, codice 77SPO), l’Istituto Comprensivo 4 Pergolesi, Plesso Pergolese (edificio in cemento armato, codice 80MPO), l’Istituto Comprensivo 4 Pergolesi, Plesso Vittorio Emanuele (edificio in muratura, codice 79EPO), l’Ufficio Locale Marittimo (edificio in muratura, codice EB637), l’Istituto Tecnico Duca degli Abruzzi (edificio in cemento armato, codice EB624), la Scuola Media ''S. Minucci'' (edificio in cemento armato, codice BC007) e l’Ospedale Santa Maria delle Grazie (edificio in cemento armato, codice EA041).
Le strutture monitorate nell’ambito dell’Osservatorio Sismico delle Strutture (OSS) si contraddistinguono per il loro carattere di edifici pubblici rilevanti o strategici, la cui funzionalità deve essere garantita anche in caso di evento sismico.
Ciascuna di esse è dotata di un sistema di monitoraggio accelerometrico basato su sensori di tipo force-balance, installati in configurazioni variabili a seconda delle caratteristiche costruttive dell’edificio e degli obiettivi specifici del monitoraggio. I sistemi di monitoraggio installati si distinguono in tre configurazioni principali: un sistema esteso, composto da una terna accelerometrica alla base e 25 sensori distribuiti sulla struttura BC007; un sistema intermedio, con una terna triassiale alla base e quattro sensori biassiali, adottato per le strutture 77SPO, 80MPO e 79EPO; e un sistema minimo, con una terna alla base e due sensori sommitali (uno biassiale e uno monoassiale), utilizzato per le strutture EB637, EB624 ed EA041.
Il sistema di monitoraggio dell’OSS è integrato a modelli semplificati che consentono la determinazione del drift di piano e la valutazione della probabilità di superamento di una determinata soglia di danno. Gli edifici selezionati sono rappresentativi delle strutture di interesse rilevante o strategico che possono far parte del sistema di gestione del rischio pre- o post-evento.
Similmente, il Centro per il “Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture – CMSU” dell’INGV ha attivato, ad oggi, il monitoraggio su quattro edifici pilota. Questi edifici sono oggetto di una sperimentazione che prevede l’impiego di un sistema “semplificato”, costituito da un numero limitato di punti di misura (minimo 3) e dai sensori accelerometrici triassiali di tipo QMEMS precedentemente descritti.
Il layout di monitoraggio prevede un sensore tri-assiale alla base e due sensori, sempre tri- assiali, al piano sommitale, disposti in posizione diagonalmente opposta rispetto alla planimetria. Gli edifici selezionati, ubicati nel quartiere di Bagnoli del Comune di Napoli
(Figura 5), all’interno della caldera flegrea, rappresentano il patrimonio edilizio civile pre-normativa sismica e si distinguono, per caratteristiche costruttive e periodo di realizzazione, da quelli osservati dall’OSS del Dipartimento di Protezione Civile. Gli edifici pilota presentano le seguenti caratteristiche:
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ED001 Edificio tipico dell’edilizia ad uso civile di più piani. Costituito in struttura portante in ca, non è progettato per azioni sismiche. È caratterizzato da 7 impalcati fuori terra compreso quello di copertura e un piano ammezzato. È presente un piano seminterrato. Strumentato con le 3 stazioni OCF03, OCF02, OCF05.
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ED002 Edificio tipico dell’edilizia scolastica, contraddistinto da una planimetria a C ed un numero di impalcati fuori terra pari a 6 compreso il solaio di piano terra (è presente un livello seminterrato) e quello di copertura. Strumentato con le 4 stazioni AF016, AF017, AF027, AF021.
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ED003 Edificio a palazzetto tipico dell’edilizia ad uso abitativo dotato di 4 impalcati fuori terra compreso quello di copertura. Il primo interpiano è maggiore rispetto quelli superiori. La tipologia costruttiva appare essere in muratura o muratura confinata. Strumentato con le 3 stazioni AF003, AF011, AF004.
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ED004 Edificio tipico dell’edilizia ad uso civile di più piani. Costituito in struttura portante in ca, non è progettato per azioni sismiche. È caratterizzato da 8 impalcati fuori terra compreso quello di copertura. Il sistema è in fase di integrazione ed al momento è presente una sola stazione sull’ultimo impalcato, AF012.
Figura 5. Vista aerea dell’are di Bagnoli e foto dei 4 edifici (ED001 a, ED002 b, ED003 c, ED004 d) monitorati strutturalmente con indicata la collocazione (approssimativa) dei sensori sugli edifici.
Tale configurazione minima, pur non consentendo una ricostruzione completa delle forme modali e del comportamento dinamico della struttura a ogni piano, può comunque risultare sufficiente per valutare il comportamento macroscopico dell’edificio. Questo rappresenta l’aspetto principale della sperimentazione in corso, finalizzata a garantire una stima attendibile della probabilità di danneggiamento.
Il monitoraggio in continuo e l’uso di sensori tipo QMEMS ad elevate prestazioni consente di poter condurre l’identificazione dinamica di tipo output-only su tutte le strutture. Questo consente, al pari dell’uso di sensori di fascia maggiore come i force-balance (si veda il sistema OSS descritto sopra), di poter valutare le proprietà modali della struttura prima e dopo l’evento sismico. Va sottolineato che l’impiego alternativo di sensori MEMS a basso costo (es. ADXL355 di Analog Devices), caratterizzati da livelli di rumore di fondo relativamente elevati, pur essendo largamente utilizzati negli ultimi anni per applicazioni legate al Sismabonus e al monitoraggio strutturale di ponti e viadotti (spesso in modalità di acquisizione non continua), risulta limitante sotto il profilo dell’analisi dinamica. Tali dispositivi, infatti, consentono principalmente la registrazione della risposta accelerometrica durante eventi sismici di una certa intensità, ma non garantiscono un’adeguata sensibilità alla rilevazione di segnali a bassa ampiezza, indispensabili per studi dinamici continui e per l’identificazione operativa delle modalità strutturali (es. Patanè et al., 2024; Fertitta et al., 2024; Occhipinti et al., 2025). Tuttavia, sebbene tali sensori non siano ideali per il monitoraggio strutturale a causa del loro elevato livello di rumore intrinseco e della sensibilità limitata, risultano comunque efficaci nel monitoraggio territoriale e nelle reti sismiche urbane (Patanè et al., 2022), con prestazioni, tuttavia, vincolate dalla soglia minima di magnitudo rilevabile e dalla capacità di discriminare eventi a bassa energia.
La figura 6 mostra i risultati dell’analisi nel dominio del tempo ottenuti mediante la tecnica SSI-UPC. Con riferimento ai modi fondamentali del primo ordine, tutti gli edifici analizzati presentano modi flessionali prevalentemente prossimi tra loro, attribuibili al comportamento simil- simmetrico delle strutture. Nelle Tabelle 1-4 sono riportate le frequenze proprie fino al terzo modo identificato.
Figura 6. Diagrammi di stabilità per gli edifici ED001, ED002 e ED003
Le tabelle 1, 2 e 3 riportano i risultati delle proprietà modali di ciascun edificio pilota. La tabella 4 confronta le frequenze fondamentali degli stessi edifici mostrando come queste siano tra di loro prossime e possano essere considerate coerenti con le frequenze attese per edifici di media altezza.
A titolo di esempio si è analizzata la risposta dell’edificio ED001 sotto l’azione sismica in termini di spettri di risposta al suolo e di piano. È stato preso in esame uno dei terremoti più energetici registrati ai Campi Flegrei, avvenuto nella serata del 20 maggio 2024 alle 20:10 (ora italiana), con magnitudo Md 4.4 e ipocentro localizzato a una profondità di 2.6 km nella zona della Solfatara. Per questo evento, lo scuotimento più elevato è stato registrato alla stazione accelerometrica POZS della RAN, ubicata a meno di 1 km a NO dall’epicentro. La figura 7 riporta l’analisi del segnale dell’evento espressa in Spettri di pseudo-accelerazione (figura 7a). Questa mostra un Picco di Accelerazione (PGA) pari a 0.37 g sulla componente nord-sud (Figura 7c). Gli spettri di pseudo-accelerazione hanno messo in evidenza un Picco di Ampiezza Spettrale (PSA) di poco superiore a 1g (1.09 g) sulla componente est-ovest ad un periodo di 0.13 s. Del tutto confrontabile è il PSA di 0.9 g a 0.14s misurato sulla componente nord-sud. Nella figura 7b sono riportati gli accelerogrammi delle tre componenti sovrapposti all’Husid plot (in verde) che rappresenta l’energia cumulativa del segnale nel tempo, ed è utilizzato per stimare le durate T75 e T90 la cui entità è indicata dalle frecce rosse. In figura 7c sono riportati i parametri strong motion e, per questi, PSA03, PSA1 e PSA3 rappresentano i valori delle accelerazioni spettrali a 0.3, 1 e 3 s. T75 e T90 rappresentano gli intervalli di tempo durante il quale vengono rilasciati il 75% ed il 90% dell’energia sismica totale, rispettivamente.
Nella figura 8 sono messi a confronto gli accelerogrammi registrati nell’edificio ED001 (distanza epicentrale ca. 2.5 km) alle due stazioni OCF02 (sommitale) e OCF03 (al piede) e i relativi spettri di pseudo-accelerazione. I valori di PGA più elevati sono registrati alla stazione OCF02 posta sul terrazzo dell’edificio e lungo la componente verticale. Il valore di PGAmax qui registrati sono pari a 0.104 g. Alla stazione OCF03, il valore più elevato di PGA scende a 0.062 g (sulla componente NS). Gli spettri di risposta in pseudo-accelerazione alla stazione OCF02 mostrano un picco di accelerazione spettrale (PSA) a 0.12 s sulla componente verticale pari a 0.57 g. Appare, inoltre, un ampio picco (di ca. 0.3 g su entrambe le componenti orizzontali per periodi di ca. 0.5 s, che non si evidenziano sugli spettri di risposta relativi alla stazione installata nel seminterrato dell’edificio (OCF03).
Figura 7. Analisi del segnale dell’evento di Md=4.4 del 20/05/2024 alla stazione accelerometrica della RAN POZS espressa in (a) Spettri di pseudo-accelerazione, (b) accelerogrammi delle tre componenti sovrapposto all’Husid plot (in verde) e (c) parametri strong motion.
Ad esclusione dell’amplificazione lungo l’asse delle Z con molta probabilità da associare ad effetti del solaio, l’amplificazione delle componenti orizzontali dello spettro di piano è di certo un utile informazione per effettuare valutazioni della probabilità di danneggiamento degli elementi non strutturali o del ribaltamento dei tamponamenti.
Figura 8. Spettri di pseudo-accelerazione ed accelerogrammi delle tre componenti del moto del suolo dell’evento di Md=4.4 del 20/05/2024 alle stazioni accelerometriche OCF03 (in alto) e OCF02 (in basso). Sovrapposto alle storie temporali vi è l’Husid plot (in verde) che rappresenta l’energia cumulativa del segnale nel tempo, ed utilizzato per stimare le durate T75 e T90 la cui entità è indicata dalle frecce rosse
Tra le analisi effettuabili in continuo, il monitoraggio delle frequenze modali, ottenuto dalle densità spettrali di potenza (PSD) dei segnali, rappresenta un metodo efficace per valutare l’integrità strutturale e individuare precocemente eventuali danni negli edifici. Le variazioni temporali delle frequenze modali, opportunamente depurate da effetti ambientali quali variazioni di temperatura o umidità, riflettono modifiche nelle proprietà dinamiche dovute a degrado o alterazioni strutturali. Attraverso il tracking automatico dei picchi spettrali stabili, individuati mediante tecniche di Operational Modal Analysis (OMA) applicate a dati acquisiti in condizioni operative (es. Patanè et al., 2024), è possibile monitorare queste variazioni. Tali informazioni, previa opportuna validazione, possono essere utilizzate per la gestione preventiva e la pianificazione di interventi di manutenzione e consolidamento.
Ad esempio, la figura 9 mostra il tracking automatico dei picchi di frequenza rilevati sull’edificio ED001 in un intervallo temporale che comprende il terremoto del 20 maggio 2024 di magnitudo Md 4.4, evidenziando in particolare il comportamento della prima frequenza modale (2,073 Hz) dell’edificio.
Durante il terremoto di Md 4.4 ma anche in occasione dell’evento precedente di Md 3.5, la prima frequenza modale mostra un temporaneo incremento di ampiezza e una diminuzione in frequenza, rientrando ai valori precedenti alla fine di ciascun evento. Questo comportamento indica effetti transitori legati alla sollecitazione dinamica e all’interazione suolo-struttura, piuttosto che a modifiche permanenti o a un danneggiamento strutturale. Tale frequenza è riconoscibile su tutte e tre le componenti di misura.
Sebbene ciò possa inizialmente apparire anomalo, il risultato è coerente con l’orientamento dei sensori e con la risposta dinamica dell’edificio, influenzata anche da una marcata interazione suolo-struttura.
Infatti, per garantire la coerenza con il sistema di riferimento della rete sismica al suolo, anche i sensori installati ai livelli sommitali sono orientati secondo i punti cardinali (N–E–Z), che non necessariamente coincidono con gli assi principali di inerzia della struttura. Questa configurazione comporta che i modi flessionali si distribuiscano su entrambe le componenti orizzontali, in funzione della proiezione del moto sugli assi strumentali. Ovviamente, per un’analisi modale di dettaglio, risulta opportuno procedere alla rotazione degli accelerogrammi, al fine di ricondurre le componenti misurate agli effettivi assi principali dell’edificio e migliorare così l’interpretazione dei modi propri.
La presenza della stessa frequenza anche sulla componente verticale può invece essere attribuita a una significativa interazione suolo-struttura, tipica dei terreni incoerenti dell’area di Bagnoli, che può indurre una componente rigida rotazionale sovrapposta al comportamento flessionale della struttura.
Figura 9. Esempio di analisi automatica per il tracking delle frequenze, ottenuta a partire dalle densità spettrali di potenza (PSD) calcolate su finestre mobili per ciascuna componente del segnale, nell’intervallo di frequenza compreso tra 1 e 10 Hz. Il periodo analizzato include il terremoto del 20 maggio 2024 (Md 4.4) e l’evento precedente di Md 3.5. Le tre finestre a destra riportano uno zoom nell’intervallo 1–3 Hz, per la prima frequenza modale, relativo al periodo compreso tra 1000 e 2000 secondi, corrispondente ai riquadri evidenziati in grigio nelle finestre a sinistra.
Come già evidenziato, il monitoraggio della struttura con un layout ridotto non consente di determinare le forme modali e, conseguentemente, potrebbe essere un ostacolo per la definizione delle probabilità di danno. Per far fronte a questo limite, similmente a soluzioni adottate dall’OSS, l’INGV_CMSU adotta un modello a trave equivalente sviluppato all’Università degli Studi di Catania e, una volta calibrato sulle caratteristiche identificate, seppur minime, consente di simulare il comportamento della struttura e sviluppare, ad esempio, curve di fragilità.
Il modello, ad oggi sviluppato in campo lineare, viene utilizzato per valutazioni di operatività strutturale.
La figura 10 mostra la validazione del modello beam like (Greco et al., 2020) nella capacità di cogliere lo spostamento di picco della risposta time history di una struttura benchmark che, dopo essere stata identificata dinamicamente, è stata modellata tramite software di calcolo SAP2000.
Questo modello, può essere adottato per calcolare le curve di fragilità della struttura con bassissimo onere di calcolo. Le curve o funzioni di fragilità esprimono la probabilità che un determinato livello di danno venga superato in funzione dell’intensità del moto sismico.
L’obiettivo della sperimentazione in corso è valutare l’efficacia del modello anche in presenza di un numero minimo di sensori installati sull’edificio. Un approfondimento specifico relativo a questa sperimentazione è stato recentemente presentato a giugno al COMPDYN 2025 (Occhipinti et al., 2025).
Ulteriori validazioni potranno essere condotte confrontando i risultati della sperimentazione con quelli adottati dal progetto PLINIVS, per il quale la generazione delle curve di fragilità è avvenuta tramite un approccio empirico, basato sull’osservazione dei danni reali causati da eventi sismici, derivati da un’analisi statistica dei danni osservati in Italia a partire dal terremoto dell’Irpinia del 1980 fino ad oggi (Zuccaro et al.,2021), e validate per l’area flegrea anche attraverso il confronto con i danni rilevati durante la sequenza sismica attualmente in corso.
Figura 10. Validazione del modello tipo beam like ottenuta confrontando le risposte di time history di una struttura benchmark modellata in SAP2000 con quelle ottenute tramite il modello calibrato sulla scorta delle proprietà modali.
Considerazioni
Le reti di monitoraggio e i sistemi automatici per il controllo continuo dell’attività sismica costituiscono oggi componenti chiave delle strategie moderne di valutazione e mitigazione del rischio. Grazie all’integrazione in tempo reale dei dati acquisiti da accelerometri, ricevitori GPS e altri sensori, il monitoraggio è divenuto un processo dinamico e adattivo, capace di supportare decisioni tempestive durante le emergenze. Questa capacità di elaborazione immediata consente alle autorità di ottimizzare i tempi di risposta e di organizzare in modo più efficace le operazioni di soccorso, migliorando la protezione delle comunità esposte.
Sebbene negli ultimi due decenni siano stati compiuti importanti progressi su scala nazionale e regionale, lo sviluppo delle reti sismiche in ambito urbano ha finora evidenziato un certo ritardo nello sviluppo. L’estensione e il potenziamento delle reti in ambito urbano, in particolare nelle aree densamente popolate e a elevata pericolosità sismica, rappresentano un’opportunità strategica per ottimizzare le politiche di mitigazione del rischio e rafforzare i sistemi di allerta precoce. In quest’ottica, l’implementazione delle Urban Seismic Networks (USN), che prevedono reti dense di sensori sismo-accelerometrici integrati con sistemi di monitoraggio strutturale (Structural Health Monitoring, SHM), rappresenta oggi come dimostrato nell’area densamente urbanizzata dei Campi Flegrei uno strumento fondamentale per la mitigazione del rischio sismico. Tali sistemi forniscono dati essenziali non solo per la pianificazione e la gestione dell’emergenza, ma anche per orientare le strategie di rigenerazione urbana e per accrescere la consapevolezza e la preparazione della popolazione.
La scelta di impiegare un numero ristretto di sensori se da un lato consente l’ottimizzazione dei costi, dall’altro solleva la necessità di integrare modelli a basso onere computazionale ma sufficientemente attendibili, che possono colmare l’assenza di dati ed essere adottati per effettuare numerose simulazioni e ottenere curve di fragilità ad hoc per gli edifici monitorati. La sperimentazione, ad oggi in atto, ha dato modo di effettuare tale integrazione, valutare parametri di intensità di misura meglio correlati con il parametro di danno e stimare con più correttezza la probabilità di superamento di una prefissata soglia di danno per uno specifico edificio. A questi risultati si devono associare ulteriori stimoli per il futuro come ad esempio l’individuazione di una possibile e significativa interazione suolo-struttura che necessita di opportune considerazioni. Alcune riflessioni devono essere ancora fatte per il disaccoppiamento dei due contributi, quello del terreno e quello della struttura, che consentano ulteriori miglioramenti della stima di danno atteso o subito. Le attività condotte dall’OSS-DPC e dal CSMU-INGV rappresentano un approccio estendibile anche ad altri contesti urbani ugualmente interessati da un forte pericolosità di base.
I Campi Flegrei, pur presentando rilevanti criticità dovute all’elevata densità abitativa, alla vulnerabilità del costruito e alla complessità dei processi geodinamici in atto, costituiscono oggi un laboratorio naturale di eccezionale valore scientifico per lo studio e la sperimentazione dell’integrazione tra sistemi di monitoraggio urbano, SHM ed Early Warning.
L’attuale fase bradisismica, iniziata nel novembre 2005, è caratterizzata da un sollevamento progressivo del suolo, che ha raggiunto un valore complessivo di 148 cm, di cui circa 29,5 cm si sono verificati tra gennaio 2024 e giugno 2025. A questo processo deformativo si associa un marcato aumento della sismicità, particolarmente evidente dal 2023, sia in termini di frequenza che di energia liberata. Il 30 giugno 2025 si è verificato il terremoto più energetico della sequenza in corso, con magnitudo Md 4.6, analoga a quella dell’evento registrato il 13 marzo 2025.
Il mancato rientro delle deformazioni e la persistente velocità di sollevamento, attualmente pari a circa 1,5 cm/mese, indicano che il fenomeno è ancora attivo e in evoluzione, con una concreta possibilità di ulteriori eventi sismici nelle prossime settimane o mesi.
Riferimenti Bibliografici
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Domenico Patanè
Dirigente di Ricerca - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo (CT) Responsabile Scientifico dell’Infrastruttura dell’INGV “Monitoraggio Sismico Urbano e delle infrastrutture – CMSU” Componente del Comitato Scientifico di ISI.
Giuseppe Occhipinti
Ingegnere strutturista – Dottore di Ricerca Componente dell’Infrastruttura dell’INGV “Monitoraggio Sismico Urbano e delle infrastrutture – CMSU”.
Claudio Martino
Primo Tecnologo - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano (NA). Referente dati e prodotti tecnologici Reti OSU dell’Infrastruttura dell’INGV “Monitoraggio Sismico Urbano e delle infrastrutture – CMSU”.
Giulio Zuccaro
Architetto, Professore Ordinario di “Scienza delle Costruzioni” e “Teoria delle Strutture” presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Responsabile scientifico del Centro Studi PLINIVS.
Francesca Linda Perelli
Ingegnere, Ricercatrice di tipo A nel settore di “Scienza delle Costruzioni” presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Analisi su database e modelli di vulnerabilità presso il Centro Studi PLINIVS.