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Articolo di approfondimento

Gestire la fase emergenziale post-sisma:
una scheda di rilievo del danno per le architetture fortificate

Arch. Elena Zanazzi, Ph.D. - Contrattista di Ricerca, Università IUAV di Venezia

Pubbl. 24 aprile 2026

La ricerca, svolta all’Università di Parma in collaborazione con l’Agenzia Regionale Ricostruzioni, propone strumenti operativi specifici per il censimento del danno sismico dei castelli: una scheda di rilievo del danno con relativo abaco e manuale di compilazione.

Gestire la fase emergenziale post-sisma: 
una scheda di rilievo del danno per le architetture fortificate
Dettaglio di una delle torri del Castello di San Felice sul Panaro. Foto di Arch. A. Borghesi
Limiti e criticità degli strumenti speditivi di rilievo del danno: l’esperienza post-sisma 2012

I terremoti che hanno colpito l'Italia negli ultimi decenni hanno confermato l'elevata vulnerabilità del patrimonio culturale, con particolare evidenza per alcune tipologie architettoniche, tra cui i castelli.
Nello specifico, la ricerca qui presentata, finanziata dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito dei Progetti di Alta Formazione, si è concentrata sulla decodificazione dei cinematismi tipici e ricorrenti per i 21 castelli emiliani danneggiati dal sisma del 2012 (Fig.1), secondo un approccio empirico-comparativo basato sull’osservazione del dissesto (Doglioni et al., 1994; Giuffrè, 1991).
Infatti, i complessi castellani in esame si sono rivelati particolarmente vulnerabili, in quanto generalmente caratterizzati da un'evoluzione diacronica (Perogalli, 1965) che ha comportato la giustapposizione di corpi di fabbrica eterogenei (torri, mura, corpi palaziali) con altezze e rigidezze differenti, spesso privi di collegamenti efficaci.

 
Fig. 1. L’area emiliana colpita dal sisma del 2012 e i 21 castelli danneggiati (in rosso)


Per garantire la salvaguardia di questo patrimonio è essenziale una gestione efficace della fase emergenziale post-sisma, che preveda anche un censimento rapido dei danni. Tale attività viene oggi svolta attraverso le schede di rilievo del danno, sulle quali vengono registrate le informazioni raccolte durante i sopralluoghi speditivi. Nelle recenti crisi sismiche è stato necessario avvalersi delle sole schede in vigore: Modello A-DC Chiese e Modello B-DP Palazzi (D.P.C.M., 2006).
In particolare, a seguito delle scosse di maggio e giugno del 2012, per la tipologia architetture fortificate si è dovuti ricorrere alla scheda modello B-DP. Infatti, la tipologia in esame presenta corpi di fabbrica, che possono rientrare nella categoria palazzo e che quindi presentano meccanismi di danno analoghi a quelli già catalogati nel suddetto modello. Tuttavia, sono stati riscontrati alcuni limiti e criticità nell’applicazione di tale strumento schedografico ai complessi fortificati a valle dell’esperienza emiliana (Libro, Coïsson, 2021; Mariani, 2016). La prima osservazione riguarda la necessità, in diversi casi, di compilare più schede per uno stesso castello, fino a raggiungere anche 13 schede per complessi particolarmente articolati, come il Castello Estense di Ferrara (Fig. 2). Ciò è dovuto alla natura composita delle architetture fortificate, costituite da torri, mura di cinta e ulteriori corpi di fabbrica caratterizzati da variazioni planivolumetriche e in elevato. Una seconda problematica è legata alle specificità tipologiche di questi complessi. Il Modello B-DP, infatti, non contempla il censimento di macro-elementi propri delle fortificazioni, quali merli, beccatelli, cortine murarie o torri.
Di conseguenza, i rilevatori sono spesso costretti a ricorrere alla categoria residuale “Altro” per registrare meccanismi di danno che risultano invece ricorrenti per questa tipologia (Fig. 3). L’utilizzo di una scheda non specifica comporta quindi il rischio di perdita o semplificazione delle informazioni, anche a causa della difficoltà nel riconoscere e classificare cinematismi tipici non previsti dal modello B-DP.

Fig. 2. Elenco dei 21 castelli danneggiati e relativo numero di schede compilate dopo gli eventi sismici del maggio e giugno del 2012
Fig. 3. La voce “Altro” della scheda Palazzi usata anche per censire meccanismi di danno tipici delle architetture fortificate
 
Una possibile scheda di rilievo del danno ad hoc per le architetture fortificate

La ricerca ha sviluppato - in collaborazione con l’Agenzia Regionale Ricostruzioni - una Scheda di Rilievo del Danno specifica per le architetture fortificate, prendono a modello quelle già in vigore, aggiungendo sotto-sezioni specifiche per la tipologia oggetto di studio. Il principale elemento di novità è rappresentato dalla configurazione per sub-componenti, secondo modello già in uso da ICCD (Donatelli, 2011). Questa struttura risulta funzionale al censimento della tipologia in esame, in quanto adattabile alle diverse configurazioni dell’architettura fortificata, dai grandi complessi alle torri isolate e ai semplici recinti murari. La scheda si articola in tre sotto-schede (Fig. 4):
 

 
Fig. 4. Struttura della scheda di rilievo del danno proposta per la tipologia architetture fortificate
  1. Scheda Bene complesso: composta da scheda anagrafica e scheda del danno. La prima raccoglie i dati identificativi, la posizione, le caratteristiche generali del bene complesso e i codici alfanumerici dei beni componenti (es. T1 per la prima torre, MC1 per le mura di cinta) da definire prima di un possibile evento sismico di modo da snellire le tempistiche di rilievo in fase di emergenza e diminuire possibili errori di compilazione. Invece la seconda parte deve essere compilata durante il sopralluogo, in quanto documenta lo stato di fatto del bene complesso e del suo contorno all’indomani dell’evento sismico.
  2. Schede Bene Componente: sono tre, ciascuna progettata sulla base delle peculiarità geometriche, costruttive e di risposta sismica dei principali beni che compongono i complessi fortificati: mura di cinta, torri e corpi palaziali. Destinate alla compilazione durante il sopralluogo, le schede sono articolate in due sezioni. La prima raccoglie le informazioni generali relative al singolo manufatto, tra cui dati dimensionali, caratteristiche costruttive e il codice alfanumerico presente nella scheda anagrafica. La seconda sezione è inerente al rilievo dei meccanismi di dissesto specifici del bene componente analizzato e alla formulazione del relativo indice di danno e di una valutazione sull’agibilità, nonché sulle eventuali opere di messa in sicurezza necessarie. Inoltre, l’abaco dei meccanismi di collasso è differenziato per ciascun bene componente.
  3. Scheda Riepilogativa: sintetizza i dati raccolti durante il sopralluogo per fornire un giudizio di agibilità globale, un indice di danno complessivo e una valutazione economica preliminare. La scheda potrà essere compilata in una fase successiva dagli uffici competenti. Questa scelta deriva dalle difficoltà riscontrate dalle squadre di rilievo nel formulare stime economiche direttamente in loco durante i sopralluoghi. Le valutazioni saranno quindi affidate a personale specializzato e condotte secondo una metodologia univoca, basata sull’indice di danno del bene complesso. Tale indice è definito come media pesata degli indici di danno dei singoli componenti, calcolata in funzione dei rispettivi volumi: il contributo di ciascun elemento al valore complessivo è quindi proporzionale alla sua dimensione. La definizione di un indice di danno realistico è fondamentale per elaborare stime economiche attendibili e supportare una gestione più efficace delle risorse nella fase di ricostruzione.
A supporto della scheda, è stato codificato un abaco di 37 cinematismi ricorrenti, individuati attraverso l’osservazione e l'analisi empirica dei danni subiti dai castelli emiliani (Fig. 5) oltre che sulla base della letteratura specialistica. Un primo studio (Cattari et al., 2014) aveva infatti inizialmente definito un abaco composto da 10 meccanismi di danno riferiti a sei macro-elementi specifici delle architetture fortificate: fusto della torre, porzione svettante della torre, copertura della torre, merli, beccatelli e altri elementi emergenti. Questo primo abaco era stato elaborato a partire dal rilievo dei dissesti osservati nei castelli colpiti dal sisma emiliano. Successivamente l’abaco è stato validato e ampliato (Coïsson, Ferretti, Lenticchia, 2016; 2017) attraverso il censimento di oltre 70 castelli italiani danneggiati da diversi eventi sismici a partire dal 1976. Un ulteriore perfezionamento (Zanazzi, 2023) ha portato alla definizione dell’attuale abaco confluito nelle sotto- schede bene componente sopradescritte. È stato inoltre redatto un Manuale di compilazione, che include una prima parte analitica, che guida il rilevatore nella compilazione di ogni sotto-sezione, e di una seconda parte costituita da tavole illustrate per ciascun meccanismo, propedeutiche a una corretta lettura del quadro fessurativo e alla classificazione del danno secondo una scala da 0 (assenza di danno) a 5 (crollo), in linea con la scala macrosismica europea (Grünthal, 1998). Il Manuale, stabilendo quindi criteri di riferimento per associare il livello di danno ai diversi meccanismi, può contribuire a ridurre le discrepanze di valutazione tra i vari rilievi. Allo stesso tempo, lascia al rilevatore la possibilità di esprimere una valutazione esperta, tenendo conto delle specifiche caratteristiche del complesso castellano oggetto di analisi.
 
Fig. 5. Alcuni dei meccanismi più ricorrenti per la tipologia in esame. Gli schemi sono tratti da Coïsson et al. (2017), mentre il materiale fotografico è stato prodotto dall’autrice o dai relatori di tesi
Conclusioni e prospettive

In conclusione, il presente contributo ha evidenziato come, nonostante i castelli costituiscano una tipologia architettonica fortemente identitaria, diffusa e particolarmente vulnerabile ai terremoti, attualmente non siano in vigore strumenti schedografici specifici per il rilievo emergenziale del danno di questa tipologia. Gli strumenti proposti, sviluppati a partire dall’analisi delle vulnerabilità tipologiche dei complessi fortificati e dall’osservazione dei danni ricorrenti, mirano a supportare i rilevatori nel formulare valutazioni più rapide e accurate. L’affidabilità delle informazioni raccolte è infatti cruciale: esse rappresentano il primo passo per una corretta gestione non solo dell’emergenza, ma anche delle successive fasi di restauro, tutela e conservazione, poiché dall’indice di danno riportato nelle schede dipende l’assegnazione delle risorse economiche per la “ricostruzione”.

Ringraziamenti

Si ringraziano l’Arch. A. Libro e l’Ing. D. Parisi, referenti della sopracitata Agenzia per i suggerimenti forniti nella definizione della struttura della schedatura proposta, nonché i Professori E. Coïsson e D. Ferretti, promotori e relatori della tesi di Dottorato di cui questo articolo presenta un breve estratto. L’immagine di copertina è stata scattata dall’Arch. A. Borghesi.

Riferimenti
Cattari S., Degli Abbati S., Ferretti D., Lagomarsino S., Ottonelli D., Tralli, A. (2014). Damage assessment of fortresses after the 2012 Emilia earthquake (Italy). Bulletin of earthquake engineering, 12(5), pp. 2333-2365.
Coïsson E., Ferretti D., Lenticchia E. (2016). Italian castles and earthquakes: A GIS for knowledge and preservation. In: Van Balen, K. & Verstrynge, E. (eds.) Structural Analysis of Historical Constructions: Anamnesis, diagnosis, therapy, controls. Proceedings of the 10th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions – SAHC, 13-15 September 2016, Leuven. Londra, CRC Press, pp. 1489-1496.
Coïsson E., Ferretti D., Lenticchia E. (2017). Analysis of damage mechanisms suffered by Italian fortified buildings hit by earthquakes in the last 40 years. Bulletin of earthquake engineering, 15(12), pp. 5139-5166.
Doglioni F., Moretti A., Petrini V. (a cura di) (1994). Le chiese e il terremoto: dalla vulnerabilità constatata nel terremoto del Friuli al miglioramento antisismico nel restauro, verso una politica di prevenzione. Trieste, Edizioni LINT.
Donatelli A. (2011). Terremoto e architettura storica: prevenire l’emergenza.
Giuffrè A. (1991). La lettura sulla meccanica delle murature storiche. Ed. Kappa.
Grünthal, G. (1998). European macroseismic scale 1998, Luxembourg, European Seismological Commission (ESC).
Libro A., Coïsson E. (2021). Il rilievo del danno al patrimonio storico artistico. Conoscere per gestire oggi e prevenire domani. RecMagazine, 165, 44-51. 
Mariani M. (2016). Sisma Emilia 2012. Dall’evento alla gestione tecnica dell’emergenza. Pendragon. 
Perogalli C. (1965). La simbologia cartografica castellana. Castellum, 1(1).
Zanazzi E. (2023). Fortezze fragili: dall'analisi del dissesto a strategie per la sua prevenzione. Ed. Quasar.

 



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