Ing. Pietro Baratono
Provveditore alle OOPP di Lombardia ed Emilia Romagna
 
Prof. Franco Braga
Univ. di Roma 'La Sapienza'
 
Ing. Guido Camata
Univ. Chieti-Pescara
 
Prof. Gianmarco de Felice
Università Roma Tre
 
Prof. Roberto Di Marco
Università IUAV di Venezia
 
Prof. Dante Galeota
Univ. degli Studi dell'Aquila
 
Prof. Stefano Grimaz
Univ. degli Studi di Udine
 
Prof. Raffaele Landolfo
Università degli Studi di Napoli Federico II
 
Prof. Alberto Pavese
Univ. degli Studi di Pavia
 
Prof. Andrea Prota
Univ. degli Studi di Napoli Federico II.
 
Ing. Virginio Quaglini
Politecnico di Milano
 
Prof. Paolo Riva
Univ. degli Studi di Bergamo
 
Prof. Anna Saetta
Università IUAV di Venezia
 
Prof. Walter Salvatore
Univ. degli Studi di Pisa
 
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Univ. degli Studi di Bologna
 
Ing. Roberto Scotta
Univ. degli Studi di Padova
 
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sismabonus 2


Domanda di: veve

Grazie della risposta In giro corrono parecchie voci.: la detrazione del 70 o dell'80 %dei lavori si riferisce alla ritenuta IRPEF (€ 1594,86)non all''imposta lorda (€ 4182.72). Esempio : lavo...Leggi tutto

Grazie della risposta In giro corrono parecchie voci.: la detrazione del 70 o dell'80 %dei lavori si riferisce alla ritenuta IRPEF (€ 1594,86)non all''imposta lorda (€ 4182.72). Esempio : lavori per € 24000 detrazione dell'80%-€19500 /5=3840 di cui solo € 1594.56 vengono detratti. Nel mio caso non potrei accedere alla detrazione Cordialmente Chiudi

17 Maggio 2017

RISPOSTA

Si la detrazione si riferisce all’imposta IRPEF, ma la norma consente, qualora non sia avesse copertura sufficiente, di cedere il credito di imposta, sia a chi effettua i lavori,  sia a terzi (un parente, un amico, un vicino etc).
Può quindi accedere alla detrazione per la parte residuale d’imposta e cedere a terzi la parte mancante.
Le consigliamo comunque di attendere la circolare del Direttore dell’agenzia delle Entrate per i chiarimenti riguardo alla cessione del credito e comunque, prima di fare le valutazioni sulla convenienza fiscale dell’operazione, di rivolgersi ad un consulente fiscalista che analizzerà la sua situazione al meglio, dal momento che in questa sede, come è giusto, possiamo solo fornire risposte di carattere generale.
Cordiali saluti


Data risposta: 17 Maggio 2017

Risponde: Ing. Silvia Bonetti

sismabonus


Domanda di: veve

Buongiorno. Dal mio Modello CUD: Imposta Lorda € 4.182,72 -detrazioni carico famiglia 1.340,73-detrazione lavo:1.247,13 Con una ritenuta IPERF di € 1.594,86, DOMANDA:Volendo mettere in sicur...Leggi tutto

Buongiorno. Dal mio Modello CUD: Imposta Lorda € 4.182,72 -detrazioni carico famiglia 1.340,73-detrazione lavo:1.247,13 Con una ritenuta IPERF di € 1.594,86, DOMANDA:Volendo mettere in sicurezza la mia casa in zona sismica di II categoria rientro nel sismabonus.Se affermativo fino a che spesa potrei detrarre.Con il 65% detrazione risparmio energrtico sono cumulabili le due spese? La Saluto cordialmente Chiudi

16 Maggio 2017

RISPOSTA

Buon giorno,
con il combinato disposto “Linee guida” e “Sismabonus” potrà accedere alla detrazione fiscale del 70% delle spese effettuate per miglioramento di una classe e del 80% per le spese di miglioramento di due classi, per un massimo imponibile di 96.000 euro (quote che salgono al 75 e 85% per le parti comuni dei condomini).  Le spese detraibili debbono riguardare solo gli interventi relativi al rafforzamento strutturale (per capire, non è prevista la detrazione per la sostituzione del pavimento).
L’importo è detraibile in 5 quote annuali ed è cumulabile altre detrazioni previste con l’Ecobonus come il risparmio energetico o l’acquisto mobili.
Per la detrazione occorre che i lavori siano iniziati, previa certificazione della classe di partenza, dopo il 01/01/2017 e (mi riferisco sempre all’inizio dei lavori) entro il  31/12/2021. Anche le spese tecniche sostenute entrano in detrazione.
E’ facoltà del contribuente, qualora fosse incapiente fiscalmente e impossibilitato a ricevere i rimborsi o per altre ragioni, procedere con la cessione del credito, sia ai fornitori che hanno effettuato gli interventi, sia a soggetti privati. La cessione del credito non è prevista per istituti di credito o intermediari finanziari.
Per le modalità di gestione della cessione del credito siamo in attesa della circolare applicativa del Direttore della Agenzia delle Entrate.
Cordiali saluti
 


Data risposta: 17 Maggio 2017

Risponde: Ing. Silvia Bonetti

Consolidamento sismico di intero fabbricato in muratura


Domanda di: guidocella

faccio parte di un condominio in cui si vorrebbe procedere a opere di consolidamento antisismico. Alcuni condomini temono interventi invasivi nei singoli appartamenti e sono quindi contrari. Sembra c...Leggi tutto

faccio parte di un condominio in cui si vorrebbe procedere a opere di consolidamento antisismico. Alcuni condomini temono interventi invasivi nei singoli appartamenti e sono quindi contrari. Sembra che le tecniche moderne consentano interventi confinati alla sola base del fabbricato con l’installazione di piattaforme dotate di ammortizzatori. Il quesito che l pongo è se queste tecniche sono applicabili ai fabbricati già esistenti, in particolare a fabbricati in muratura di tufo. Una risposta affermativa consentirebbe di fugare i timori e di ottenere le maggioranze necessarie per intraprendere il percorso di consolidamento. N.B:. Il fabbricato è formato da sei piani più il piano ammezzato e piano cantinati, ha struttura semi trapezoidale con corte centrale, è isolato dal contesto edilizio circostante e conta 58 appartamenti divisi su quattro scale. Il V e VI piano sono stati costruiti in momenti successivi. Il VI e ultimo piano, costruito negli anni ’50 del secolo scorso è realizzato con strutture portanti in cemento armato. Grazie, Guido Cella Chiudi

28 Aprile 2017

RISPOSTA

Buongiorno Sig. Cella,
purtroppo la domanda che lei pone non è di facile risposta. 
Partiamo dal presupposto che le moderne tecnologie consentono interventi (quasi) di ogni tipo e tra questi vi è anche la possibilità di operare con un isolamento alla base.
Purtroppo però, le tecnologie non sono applicabili in maniera estemporanea e non è possibile, senza un'approfondita diagnosi dell'edificio (mi raccomando, a cura di un tecnico esperto), sapere quale strada è la migliore da seguire in termini di costi e benefici; in questo caso tra i costi vanno inseriti ovviamente anche i disagi per i lavori da svolgere.
Le consiglio quindi in primis di contattare un bravo tecnico e far svolgere sul vostro edificio la valutazione di sicurezza, codificata per legge nel D.Min Infrastrutture 14/01/2008 al §8. Da lì poi potrete procedere con le ulteriori valutazioni.


Data risposta: 07 Maggio 2017

Risponde: Ing. Andrea Barocci

tecnologie per miglioramento sismico


Domanda di: ARAV

gentilissimi, mi trovo sul vostro sito per affrontare la ristrutturazione o la vendita di una abitazione di famiglia nel comune di Arezzo indipendente sui 4 lati. l'edificio in oggetto è stato cos...Leggi tutto

gentilissimi, mi trovo sul vostro sito per affrontare la ristrutturazione o la vendita di una abitazione di famiglia nel comune di Arezzo indipendente sui 4 lati. l'edificio in oggetto è stato costruito negli anni '50/'60 e si presenta su due livelli + sottotetto, il piano terra in bozze di tufo con pareti esterne di 30 cm, il rialzamento successivo degli anni '80 in muratura con pareti esterne di 40 cm, realizzato quando Arezzo non era ancora inserita come zona sismica. esiste un cordolo perimetrale sul primo livello e un cordolo parziale su 3 lati del piano terra (la parte corrispondente al vecchio pianterreno degli anni '50/'60). non presenta all'occhio nessuna criticità evidente benchè esso sia piuttosto disomogeneo. il fabbricato, un parallelepipedo di circa 200mq su tre livelli (70+70+50), possiede alcune situazioni delicate: una parete esterna del primo piano (sorretta da longherina in acciaio) in falso rispetto al muro esterno sottostante, una debolezza sul sistema scale di accesso al piano primo con una parete eccessivamente interrotta dalle aperture, un tetto spingente. vorrei capire se esistono interventi effettuabili per migliorare l'edificio sotto il profilo sismico, tali da garantire l'incolumità degli occupanti e la sua agibilità in casso di scossa di una certa entità. non posso prendere in considerazione soluzioni onerose (oltre 20.000 di spesa) nè invasive, nè particolarmente impegnative a livello di durata. mi era stata prospettata la soluzione di 'incatenare' l'edificio ma il fatto che gli elementi di raccordo risultino visibili all'esterno immagino deprezzerebbe significativamente l'immobile. un'altra strada suggeritami era quella di 'isolare' l'edificio dalle sue fondamenta, visto che è costruito su una zona a conoide di deiezione e potrebbero verificarsi episodi di amplificazione, benchè non abbia avvertito alcuna sollecitazione in occasione dei due più recenti terremoti del centro italia. faccio presente che abito a 25 km da monterchi, paese della valtiberina toscana teatro dei due principali sismi della provincia (l'ultimo del 1917 del 5.9 richter). sulla base dei dettagli forniti da un amico sismologo sembra che il massimo risentimento sismico mai registrato nell'area dove abito sia stato del 6 grado mercalli. vi sono grato per l'attenzione e la disponibilità che potrete offrirmi. Chiudi

08 Marzo 2017

RISPOSTA

Le informazioni che trasmette purtroppo non possono sostituire una valutazione attenta di un tecnico specializzato. Le consigliamo a tale proposito di incaricare una professionista per fare tutte le valutazioni del caso relative alla vulnerabilità del suo edificio ed i possibili interventi.

Siamo consapevoli che purtroppo, quando la vulnerabilità dell'edifico è elevata gli interventi richiesti per l’adeguamento sismico sono inevitabilmente onerosi ma ne va della sicurezza degli occupanti, nonché del valore dell’edifico stesso. Tuttavia, a tale proposito potrà usufruire degli incentivi previsti dal recente “Sismabonus”.

Inoltre, sebbene l'ultimo evento nella zona si sia verificato nel 1917, questo non garantisce la sicurezza dell’edificio. Gli eventi sismici di elevata intensità sono eventi rari che comunemente si verificano a distanza di decine se non di centinaia di anni, e proprio per questo sono così pericolosi e distruttivi. E’ purtroppo pratica comune pensare (o sperare) che per qualche motivo un evento distruttivo non si possa verificare. La mappa di pericolosità sismica nazionale, definita in base a dati statistici dall’INGV fornisce informazioni oggettive a riguardo. In base a questa, un tecnico competente potrà valutare l'adeguatezza dell'edificio confrontando la pericolosità del sito con la vulnerabilità dell'edificio.


Data risposta: 11 Marzo 2017

Risponde: Ingg. Fabio Freddi & Corrado Prandi

sismabonus


Domanda di: FRANCESCOM.

Buongiorno. Alla luce del nuovo decreto, sarà possibile effettuare dei lavori di consolidamento terreno (palificazioni, etc) prospicente l'abitazione, in modo tale da avere una detrazione maggior...Leggi tutto

Buongiorno. Alla luce del nuovo decreto, sarà possibile effettuare dei lavori di consolidamento terreno (palificazioni, etc) prospicente l'abitazione, in modo tale da avere una detrazione maggiore della classica 50 % , eventualmente facendo scalare di una classe il fabbricato oggetto di valutazione? grazie saluti FM Chiudi

04 Marzo 2017

RISPOSTA

Premetto che la risposta fornita è di carattere generale, in quanto un giudizio completo sul singolo caso, peraltro complesso, richiederebbe quantomeno un sopralluogo da parte di un tecnico esperto. 
E’ possibile utilizzare i benefici fiscali del “Sismabonus” solo se gli interventi progettati vanno ad influire sulla capacità di un edificio rispetto alle azioni sismiche.
La norma prevede che si proceda prima con una analisi dell’edificio per l’individuazione della classe di rischio, poi con la progettazione degli interventi, quindi una nuova analisi dell’edificio, comprensiva di tutti gli interventi previsti, per la valutazione dell’efficacia degli stessi rispetto all’incremento di una o due classi.
E’ chiaro quindi che ogni meccanismo di rinforzo deve essere necessario (anche se non sufficiente) per contribuire all’incremento della capacità rispetto alle azioni sismiche.
La semplice stabilizzazione di un terreno prospicente l’abitazione potrebbe essere dettata da necessità diverse dall’esigenza di mettere in sicurezza sismica il fabbricato, anche qualora tra gli effetti del terremoto dovesse verificarsi, ad esempio, uno smottamento del terreno prospicente.
La norma, infatti, pur usando la definizione “Classificazione del rischio”, riguarda in realtà la vulnerabilità del fabbricato, omettendo l’analisi dei rischi correlati all’esposizione a pericoli esterni, quale può essere un terreno non consolidato prospicente.
Diverso il caso per cui l’instabilità del terreno è causa di cedimenti e fessurazioni che incrementano la vulnerabilità del costruito, per le azioni statiche sicuramente, ma a maggior ragione per le azioni sismiche.
Va quindi chiarita la correlazione del problema e delle eventuali soluzioni con la capacità dell’edificio rispetto al terremoto; solo dopo potranno essere fatte tutte le valutazioni.
 


Data risposta: 11 Marzo 2017

Risponde: Ing. SIlvia Bonetti

Verifica sismica scuole


Domanda di: marcuspag

Faccio parte del Consiglio d'Istituto della scuola frequentata da mia figlia (un istituto comprensivo). Vorrei conoscere lo stato della struttura che ospita la scuola riguardo al rischio sismico, ma n...Leggi tutto

Faccio parte del Consiglio d'Istituto della scuola frequentata da mia figlia (un istituto comprensivo). Vorrei conoscere lo stato della struttura che ospita la scuola riguardo al rischio sismico, ma non ho incontrato molto interesse per la questione né nel resto del Consiglio d'Istituto, né nel Dirigente Scolastico. Quale documentazione posso chiedere in Comune riguardo alle verifiche effettuate e più in generale a tutto quanto attiene all'edificio scolastico? Quali sono le verifiche che, secondo la normativa vigente, avrebbero dovuto essere compiute? Grazie. Cordiali saluti Chiudi

26 Gennaio 2017

RISPOSTA

Le verifiche di sicurezza sugli edifici rilevanti (come le scuole) è stata resa obbligatoria con l'Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri 3274 del 2003; tale ordinanza fissava come limite ultimo per le verifiche (a livello nazionale) i successivi 5 anni poi, a seguito dei vari "milleproroghe" di fine anno, il termine è stato traslato fino a marzo 2013. A tale data non è stata concessa alcuna proroga.
 
In sostanza, il gestore dell'immobile avrebbe dovuto far fare la verifica di sicurezza, ma non contemplando l'Ordinanza di cui sopra anche un regime sanzionatorio in caso di inadempienza, la media italiana è di circa il 50% di edifici pubblici sui quali la verifica è stata effettuata.
 
Se la verifica è stata fatta, si tratta di un atto pubblico quindi può recarsi presso l'Amministrazione e chiederne copia. Se non è stata fatta può chiedere al gestore dell'immobile il motivo dell'inadempienza e, eventualmente, chiedere che sia effettuata ora.


Data risposta: 30 Gennaio 2017

Risponde: Ing. Andrea Barocci

Solai a piastra c.a. - comportamento delle strutture in zona sismica -modellazione


Domanda di: lesposito

Sto progettando un edificio in zona ad alta sismicità destinato a uffici e appartamenti. Ho previsto come orizzontamento un solaio a piastra bidirezionale alleggerito. Tale solaio non prevede l'...Leggi tutto

Sto progettando un edificio in zona ad alta sismicità destinato a uffici e appartamenti. Ho previsto come orizzontamento un solaio a piastra bidirezionale alleggerito. Tale solaio non prevede l'utilizzo di travi, si comporta come una piastra (verifiche a punzonamento sui pilastri con eventuali armature) e quindi non presenta all' intradosso parti calate. In questo caso (solaio a piastra) come funziona la gerarchia delle resistenze? Le cerniere plastiche si formano nel solaio? Se si, il momento resistente in queste zone governa il dimensionamento dell'armatura a flessione e taglio del pilastro (capacity design). Che larghezza ha, quindi, la trave visto che si trova nella piastra? Se non si formano cerniere plastiche nel solaio a piastra allora vuol dire che la dissipazione dell'energia sismica devo fare in modo che si concentri tutta alla base dei pilastri visto che è inopportuno che si formino cerniere sui pilastri in prossimità dei nodi con le travi/solaio. Insomma non riesco a chiarirmi il funzionamento (inteso come meccanismo di collasso) del sistema tipologico pilastri/solaio a piastra. E' gradito qualche ragionevole consiglio. Grazie mille anticipatamente Chiudi

12 Novembre 2015

RISPOSTA

Nel caso di edifici in zone ad alta sismicità l'utilizzo di solai a piastra piena richiede alcune cautele e precisazioni con riferimento allo schema statico.
 
Se si utilizza uno schema a telaio con travi ribassate, la presenza di piastre evidentemente non crea alcun problema, fatta salva la necessita' di considerare quota parte della piastra come flangia collaborante lato travi.
 
Quando si volessero usare pilastri sismo-resistenti e piastre piane (con o senza capitelli o ribassi locali, ma comunque senza travi ribassate) deve viceversa essere utilizzata molta cautela. Ad esempio, le norme americane suggersicono tale sistema sostanzialmente solo in zone a bassa sismicità. Cio' perche' malgrado le piastre, essendo elementi generalmente poco armati, possano essere piuttosto duttili a flessione, mostrano alcune criticità a taglio, soprattutto in presenza di carichi ciclici. Tra le varie problematiche, risulta assai incerta la quota parte di flessione trasferita dal pilastro alla piastra a causa dello spostamento dovuto al sisma, ed è problematico sia garantire adeguata protezione nei confronti del taglio, sia un'adeguata capacità di dissipare energia. Non vi è un consenso su come debba essere stimato tale momento. Ciò è dovuto al fatto che la variazione di rigidezza di una piastra nei confronti di azioni orizzontali è estremamente non-lineare. Quindi, il momento sismico stimato varia significativamente a seconda delle ipotesi fatte da ciascun progettista, e l’armatura a taglio dipende dalla quota parte di momento che si suppone venga trasferita a causa dell’eccentricità della reazione. Un approccio di questo tipo, basato sulla resistenza, generalmente richiede almeno il 50% di armatura in più di quanto serva per i carichi gravitazionali. Più armatura significa più rigidezza, il che comporta momenti sismici maggiori a parità di drift, quindi più armatura a taglio per prevenire il punzonamento. Poiché la stabilità del sistema non dovrebbe fare affidamento sul comportamento ‘a telaio’ dell’insieme piastre-pilastri, dato che tali telai diventano rapidamente estremamente flessibili appena l’armatura delle piastre si snerva in prossimità dei pilastri, sarebbe più opportuno progettare le piastre affinché siano duttili, anziché progettarle per un momento sismico di incerta entità. Al momento esistono alcune indicazioni in bibliografia, ma non sembra esserci consenso. 
Si consiglia comunque di vedere le norme ACI, dato che non solo le NTC non parlano di piastre in zona sismica, ma neppure gli Eurocodici.
 
Una alternativa percorribile consiste nel ricorrere a sistemi a pareti sismo-resistenti accoppiate con piastre piane senza travi ribassate. In tal caso le piastre possono essere considerate come elementi 'secondari', e devono essere in grado di sviluppare rotazioni compatibili con gli spostamenti del sistema sismo-resistente (pareti) e garantire duttilità adeguata. Se correttamente progettata, la struttura allo SLV tende comunque a sviluppare spostamenti, e quindi rotazioni, modeste (consiglio di contenere il drift allo SLV sotto il 2,5%). E' comunque utile realizzare delle travi almeno di bordo in spessore e confinare, seppur debolmente, il calcestruzzo lato piastra in prossimità delle pareti. Come configurazione delle pareti e' generalmente preferibile fare ricorso a pareti di non eccessive dimensioni (max 3m circa), possibilmente disposte lungo il perimetro dell'edificio. Cio' garantisce il miglior controllo sia della torsione, sia degli spostamenti.
 
Prof. Paolo Riva


Data risposta: 16 Novembre 2015

Risponde: Prof. Paolo Riva

Realizzazione cantina in vecchio edificio


Domanda di: Falconi Matteo

Buongiorno, ho questo quesito da porvi: possiedo un vecchio edificio in pietra confinante con altri edifici sempre in pietra sito a Viadanica, in provincia di Bergamo (BG). Vorrei realizzare una...Leggi tutto

Buongiorno, ho questo quesito da porvi: possiedo un vecchio edificio in pietra confinante con altri edifici sempre in pietra sito a Viadanica, in provincia di Bergamo (BG). Vorrei realizzare una cantina scavando all'interno di una stanza. Mi dicono che si tratti comunque di un'innalzamento dell'edifcio, seppur verso il basso. Per una maggior sicurezza e per rispettare le norme antisismiche vorrei eseguire una palificazione su tutto il perimetro interessato con cordolo di collegamento e muri perimetrali distanziati dalle sottomurazioni realizzate di 1/10 della altezza totale dell'edificio e realizzare il pavimento della stanza come una soletta andandola ad ancorare nelle sottomurazioni tenendola però distanziata in altezza dai muri perimetrali eseguiti per la cantina. Sarebbe quindi una struttura a sé stante completamente staccata dalla vecchia struttura. Così facendo vengono rispettate le norme antisismiche? Grazie per l'attenzione, Buona giornata Falconi Matteo Chiudi

28 Marzo 2015

RISPOSTA

Buon giorno.

Il combinato disposto tra le norme tecniche per le costruzioni DM 09/01/2008 e il testo unico per l’edilizia DPR 380 del 2001 non includono formalmente l’esecuzione di un locale interrato nell’ambito delle sopraelevazioni; tuttavia al paragrafo 8.4.1 tra le condizioni per cui è da prevedersi un adeguamento sismico previa valutazione di vulnerabilità, si menziona “ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione”, (…) “effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente”.

Dal punto di vista prettamente strutturale l’inserimento di un locale interrato modifica sostanzialmente il comportamento dinamico dell’edificio; le azioni sismiche e il periodo stesso della struttura risulteranno modificate e afferenti ad un edificio di altezza maggiore, poiché si può ragionevolmente assumere che lo zero sismico sia da posizionarsi in corrispondenza del nuovo locale interrato.

Considerato inoltre che l’edificio in oggetto è in muratura, sarebbe da indagare anche il comportamento sismico dello stesso in seguito all’inserimento di un elemento scatolare in calcestruzzo posto alla base, e le relative connessioni.

In merito alla tipologia di intervento scelto appare difficile poter dare un giudizio di merito in senso generale, come appare difficile la realizzazione di un locale interrato disaccoppiato all’esistente (potrebbero ingenerarsi sull’esistente comunque fenomeni deformativi e cedimenti): quindi si consiglia una valutazione puntuale eseguita da un tecnico d’esperienza.

Una valutazione di vulnerabilità sismica, oltre a fornire informazioni sulla sicurezza e sugli indici di rischio dell’edificio, fornisce un quadro della capacità degli elementi portanti anche dal punto di vista dei carichi statici, che in un’ottica di intervento di ristrutturazione sarebbero di indubbia utilità al fine di salvaguardare la sicurezza locale e globale.


Data risposta: 08 Aprile 2015

Risponde: Ingg. Silvia Bonetti e Vittorio Scarlini

Detrazione fiscale Comune zona 3 anno 2015


Domanda di: AComi

Buongiorno, volevo capire se nell' anno 2015 è possibile usufruire della detrazione fiscale riservata agli interventi di miglioramento sismico per i comuni classificati in zona 3 (secondo nuova zoon...Leggi tutto

Buongiorno, volevo capire se nell' anno 2015 è possibile usufruire della detrazione fiscale riservata agli interventi di miglioramento sismico per i comuni classificati in zona 3 (secondo nuova zoonizzazione della Regione Lombardia) e in tal caso in che percentuale (50-65%?). Inoltre che tipo di documentazione è da prodursi - se necessario - al fine di validare in maniera inequivocabile gli interventi effettuati (ad es certificato di collaudo statico e/o qualche particolare asseverazione, e/o modulistica... ecc). Ringraziando anticipatamente per la risposta porgo cordiali saluti. ing. AComi Chiudi

19 Marzo 2015

RISPOSTA

Egregio Ingegnere,
 
per l'anno 2015, anche in zona a bassa sismicità, è possibile procedere alla detrazione delle spese sostenute per interventi antisismici;
con le seguenti limitazioni:
 
- interventi eseguiti da persone fisiche su immobili residenziali;
- possibilità di portare in detrazione fiscale il 50% delle spese sostenute, con una soglia massima di deducibilità pari ad € 96.000,00 per  
  ciascuna unità immobiliare;
- cumulabilità con altri contributi per il medesimo intervento, unicamente per spese riferite alle opere non coperte dai  primi contributi.
 
La documentazione di cui è necessario disporre è la seguente:
 
- idoneo titolo edilizio,
- fatture aventi un chiaro riferimento all'intervento ed alla tipologia antisismica delle opere,
- documentazione attestante il pagamento mediante bonifico bancario eseguito entro la fine dell'anno fiscale.
 
Sperando di averle trasmesso informazioni sufficienti e chiare, La saluto cordialmente.
Ing. Corrado Prandi


Data risposta: 23 Marzo 2015

Risponde: Ing. Corrado Prandi

Giunti tecnici su parete in calcestruzzo armato di elevati spessore ed estensione


Domanda di: IngMaurizioLocci

Egregio Ingegnere, devo calcolare un fabbricato realizzato con pareti in calcestruzzo armato di elevato spessore (150 cm) ed elevata estensione (90 metri) con altezza di circa 15 metri. L'edificio i...Leggi tutto

Egregio Ingegnere, devo calcolare un fabbricato realizzato con pareti in calcestruzzo armato di elevato spessore (150 cm) ed elevata estensione (90 metri) con altezza di circa 15 metri. L'edificio in pratica è un sarcofago in calcestruzzo armato costituito da queste pareti di 150 cm su tutti i lati e un copertura sempre in calcestruzzo armato di pari spessore. La mia domanda è sulla necessità di prevedere giunti tecnici (quelli che i colleghi statunitensi chiamano isolation or expansion joints) e a quale distanza reciproca collocarli; inoltre, se prevedere giunti di contrazione (contraction joints) ed eventualmente la loro spaziatura. Infine, su questi argomenti, c'è della letteratura dalla quale attingere per avere direttive di carattere tecnico sul da farsi? Grazie mille Cordiali saluti Ing. Maurizio Locci Chiudi

28 Novembre 2014

RISPOSTA

Egr. Ing. Locci

La ringrazio per la particolarità della domanda; immagino che l’opera sia interrata e come tale avrà delta termici ridotti, tuttavia è opportuno valutare attraverso un'adeguata modellazione la necessità di giunti strutturali tali consentire le dilatazioni termiche senza generare eventuali importanti auto tensioni. Ovviamente, vista la dimensione dell'opera sarà necessario valutare anche aspetti geologici, quali la variazione della stratigrafia del terreno ed il suo effetto in termini di risposta sismica. Vista la lunghezza della struttura potrebbe essere opportuna la suddivisione delle pareti in più parti.

Visto lo spessore delle pareti (1.5 m), in fase di getto, sarà siscuramente necessaria l'adozione di additivi atti a ridurre il ritiro ed un'adeguata armatura, ma forse questo potrebbe non essere sufficente ad eliminare la necessità dei giunti.

Inoltre, probabilmente un “sarcofago” di tali dimensioni avrà anche esigenze di impermeabilizzazione in entrambi i versi e quindi i giunti strutturali progettati dovranno essere resi impermeabili ed in tal caso occorre valutare se sia possibile dare continuità alle eventuali membrane già esistenti.

Purtroppo, in questa fase, non è possibile dare una risposta più dettagliata. Solo attraverso un accurato calcolo strutturale potrà valutare la resistenza dei setti da 1,5 m alle dilatazioni termiche, ritiro, cedimenti differenziali del sottofondo, azioni sismiche e valutare una eventuale suddivisione dell’opera in 3 o più parti. Le stesse si possono poi eventualmente collegare fra loro con dispositivi che consentano i movimenti nel piano e non quelli verticali.

Data la complessità delle variabili Le consiglio dopo la modellazione di approfondire l’argomento con un’azienda specializzata.

 

Cordiali Saluti, 

Ing. Davide Torsani 

Direzione Tecnica Giunti

Tecno K Giunti Srl


Data risposta: 01 Dicembre 2014

Risponde: Ing. Davide Torsani (Tecnokgiunti)

sovraccarichi scuole


Domanda di: roste

dovendo progettare una scuola materna , vorrei sapere se per i carichi accidentali devo attenermi al la NTC 08 o se ancora è in vigore il DM 18-12-1975 sull'edilizia scolastica che imponeva dei sov...Leggi tutto

dovendo progettare una scuola materna , vorrei sapere se per i carichi accidentali devo attenermi al la NTC 08 o se ancora è in vigore il DM 18-12-1975 sull'edilizia scolastica che imponeva dei sovraccarichi maggiori grazie Chiudi

27 Novembre 2014

RISPOSTA

Il DM 18/12/1975 è di fatto ancora in vigore nei suoi contenuti prescrittivi, nonostante l’emanazione delle nuove linee guida per l’edilizia scolastica, nel 2013 la denominazione completa di tali linee guida è “Norme tecniche-quadro, contenenti gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia, anche con riferimento alle tecnologie in materia di efficienza e risparmio energetico e produzione da fonti energetiche rinnovabili, e didattica indispensabili a garantire indirizzi progettuali di riferimento adeguati e omogenei sul territorio nazionale”.
 
Questo ultimo contenuto normativo racchiude principalmente norme di carattere funzionale, urbanistico e architettonico, senza prescrizioni definite. Parallelamente anche il DM 18/01/2008, in Tab 3.1.II, fornisce dei riferimenti puntuali per i valori di carico distribuito e concentrato per le diverse categorie di edifici.
 
Tuttavia, a corredo della tabella, la norma ribadisce come tali valori siano da attribuire a “condizioni d’uso corrente delle rispettive categorie. Altri regolamenti potranno imporre valori superiori, in relazione ad esigenze specifiche”.
 
Si ritiene quindi, ai fini della progettazione, sia corretto applicare il combinato disposto dei i due Decreti Ministeriali.
Il DM 18/12/1975 per la valutazione dei sovraccarichi accidentali secondo le destinazioni d’uso dei diversi locali.
Il DM 18/01/2008 per tutto quanto non menzionato nel primo decreto e soprattutto per la definizione dei coefficienti di combinazione, con particolare riferimento al coefficiente 2,J da considerare, corrispondente alla categoria C per i locali caratterizzati da affollamento ed alla  categoria E qualora vi fossero locali adibiti a biblioteca o archivio. 
 
Cordiali Saluti, 
 
Ingg. Silvia Bonetti e Vittorio Scarlini
 


Data risposta: 12 Dicembre 2014

Risponde: Ingg. Silvia Bonetti e Vittorio Scarlini

Requisiti di duttilità per le strutture non dissipative


Domanda di: NicolaB

Dovendo progettare una struttura monopiano da adibire a Scuola Materna, sto valutando l’utilizzo di un sistema costruttivo a pareti portanti in c.a. gettato in opera. La struttura sarebbe composta...Leggi tutto

Dovendo progettare una struttura monopiano da adibire a Scuola Materna, sto valutando l’utilizzo di un sistema costruttivo a pareti portanti in c.a. gettato in opera. La struttura sarebbe composta di un sistema scatolare molto resistente che mi permetterebbe di ottenere una prestazione antisismica più elevata: impiegando spessori di parete in calcestruzzo armato da 15 cm, ho già verificato che adottando q=1.0 tutte le verifiche sono ampiamente soddisfatte senza grandi raffittimenti di armatura. La domanda è la seguente: adottando q=1.0 è possibile derogare TUTTE le prescrizioni del cap. 7.4 del D.M. 14-01-2008? Infatti, nel mio caso specifico, avrei alcune pareti con altezza netta compresa fra i 3 ed i 4 metri; quindi, essendo lo spessore del cls pari a 15 cm, non sarebbe rispettata la prescrizione s > h/20 di cui al cap. 7.4.6. Vorrei sapere se quanto riportato nel cap. 7.3.1 per le strutture non dissipative consente di derogare anche da queste limitazioni geometriche. Premetto che la verifica statica a instabilità delle pareti è ampiamente soddisfatta. Cordiali Saluti Nicola Barilari MB Studio, Rimini Chiudi

28 Ottobre 2014

RISPOSTA

Buongiorno, 

ritengo che una volta che si assuma q=1,0 si possa derogare dalle prescrizioni, in particolare se poi le verifiche di stabilità risultano soddisfatte.


Data risposta: 06 Novembre 2014

Risponde: Prof. Paolo Riva

Costruzioni esistenti


Domanda di: spalm58

Salve, premetto che non sono un ingegnere e nemmeno un geometra, mi accingo a ristrutturare una vecchia costruzione datata fine 800 (1893??). Nel 2007, a causa di notevoli infiltrazioni d'acqua ho com...Leggi tutto

Salve, premetto che non sono un ingegnere e nemmeno un geometra, mi accingo a ristrutturare una vecchia costruzione datata fine 800 (1893??). Nel 2007, a causa di notevoli infiltrazioni d'acqua ho commissionato ad un tecnico la progettazione del rifacimento del tetto; i lavori iniziano nel febbraio del 2007 e viene realizzato un solaio in cemento armato raccordato ( scusate il linguaggio non tecnico) ai muri perimetrali con un cordolo, sempre in cemento armato: a mo' di cappello, su questo solaio è stata realizzata una copertura in ferro e a protezione posizionati i coppi in terracotta rimanendo in tema con la vecchia copertura. In tutti questi anni non ci ho fatto caso, in questi ultimi tempi mi sono fatto molte domande: a) I muri esistenti realizzati in pietra e terracotta(?) pur di spessore notevole 80 cm reggeranno in caso di un sisma?? b) a questo punto mi conviene continuare i lavori senza chiedere l'intervento di un saggio (appunto un ingegnere semico) che mi dia, dopo accurato sopralluogo, un consiglio su cosa fare? Per favore aiutatemi Chiudi

06 Ottobre 2014

RISPOSTA

Egregio Signore,
 
nella sua richiesta fornisce indicazioni utili ad una prima caratterizzazione del fabbricato; è sicuramente opportuno che lei coinvolga un professionista esperto che possa valutare lo stato della costruzione, sulla base di riscontri, dati e valutazioni adeguate.
 
Al Tecnico che vorrà interpellare dovrà richiedere una valutazione sulla vulnerabilità sismica dell'immobile; tale analisi comporterà riscontri sul posto, reperimento della documentazione disponibile, valutazioni sui materiali e sul terreno di edificazione, oltre  a calcolazioni adeguate al tipo di immobile; a conclusione potrà ottenere attendibili risposte sulla sicurezza della costruzione in rapporto agli eventi sismici attesi nella zona, oltre ad  indicazioni particolarmente utili per  futuri interventi al fabbricato.
 
Confidando di avere soddisfatto la sua richiesta, La saluto distintamente.
Ing. Corrado Prandi 
 


Data risposta: 20 Ottobre 2014

Risponde: Ing. Corrado Prandi

NTC08 - Costruzioni esistenti - sopraelevazioni


Domanda di: Luigi

Buongiorno, sono un ingegnere e sto eseguendo il progetto di sopraelevazione e adeguamento sismico di un fabbricato esistente in muratura. La sopraelevazione è prevista con struttura in acciaio e cop...Leggi tutto

Buongiorno, sono un ingegnere e sto eseguendo il progetto di sopraelevazione e adeguamento sismico di un fabbricato esistente in muratura. La sopraelevazione è prevista con struttura in acciaio e copertura leggera in pannelli sandwich. Dal genio civile mi chiedono qual'è il punto della normativa che consente di operare la sopraelevazione di un edificio esistente con una struttura in acciaio. Grazie Luigi Serio Chiudi

16 Luglio 2014

RISPOSTA

Salve,
non mi pare ci sia un punto che prevede esplicitamente che si possa fare una sopraelevazione in acciaio; ma ciò non è neppure escluso. Si puó fare a patto che venga modellata appropriatamente la struttura e verificati i collegamenti di base della struttura metallica su quella esistente 

Saluti, 
Andrea Prota 
 


Data risposta: 15 Agosto 2014

Risponde: Prof. Andrea Prota

Prove su sistemi di sospensione per controsoffittti metallici


Domanda di: Proter_Imex

Buon giorno siamo un'azienda che produce controsofftti radianti. Stiamo sviluppando dei sistemi di sospensione antisismici per i nostri controsoffitti. Vorremmo sapere dove secondo la vostra esperien...Leggi tutto

Buon giorno siamo un'azienda che produce controsofftti radianti. Stiamo sviluppando dei sistemi di sospensione antisismici per i nostri controsoffitti. Vorremmo sapere dove secondo la vostra esperienza è possibile effettuare delle prove di laboratorio per verificarne l'efficacia. Grazie Andrea Rebuli - Proter Imex srl - Treviso Chiudi

11 Marzo 2014

RISPOSTA

La qualifica sismica degli elementi non strutturali (tamponature, pavimenti, facciate, controsoffitti, infissi, ecc) non è attualmente regolata da una norma armonizzata specifica, ne esistono indicazioni di rilevante significato operativo nel testo delle vigenti Norme Tecniche. Nel futuro testo di tali Norme, intese come revisione delle NTC08, dovrebbero comparire delle linee di indirizzo più precise. Dal punto di vista operativo è possibile seguire due strade, concordare un protocollo di test con il committente legato alle caratteristiche dell'edificio specifico e alla sismicità del sito (numero dei test, accelerogrammi, ecc.), oppure fare riferimento ad un protocollo di prova di altre nazioni, ad esempio quello americano (molto severo). 
 
Andrebbe poi valutata a parte l'eventuale necessità della marchiatura CE per il quale sarebbe necessaria l'ETA specifica.
 
Relativamente ai laboratori di prova è necessario rivolgersi ad istituti in possesso di una tavola vibrante, la sperimentazione ideale dovrebbe essere condotta su un edificio equipaggiato con gli elementi non strutturali posizionato su un simulatore pluriassiale (assi orizzontali + verticale). Tuttavia anche con simulatori monoassiali è possibile ottenere risultati di rilievo. Oltre alle soluzioni italiane, Fondazione EUCENTRE di Pavia e Univ. di Napoli, si possono prendere in considerazione il CEA  (Commissariat à l'énergie atomique di Parigi) e l'LNEC (Laboratorio Nacional de Engenharia Civil di Lisbona).
 
In alcuni casi può essere di qualche utilità, in aggiunta ai test su tavola, eseguire test statici di caratterizzazione della resistenza sui singoli componenti.


Data risposta: 04 Aprile 2014

Risponde: Prof. Alberto Pavese

NTC2008 Paragrafo 11.9.3 PROCEDURA DI ACCETTAZIONE


Domanda di: pierluigi

Buongiorno e scusatemi ancora per l'intrusione ma avrei bisogno di un altro chiarimento su quanto indicato nel paragrafo 11.9.3 delle NTC PROCEDURA DI ACCETTAZIONE che riporto in parte: 'Il direttor...Leggi tutto

Buongiorno e scusatemi ancora per l'intrusione ma avrei bisogno di un altro chiarimento su quanto indicato nel paragrafo 11.9.3 delle NTC PROCEDURA DI ACCETTAZIONE che riporto in parte: 'Il direttore dei lavori deve inoltre rifiutare le eventuali forniture non conformi ed effettuare idonee prove di accettazione che comprendano in ogni caso la verifica geometrica e delle tollerenze dimensionali NONCHE' EVENTUALMENTE la valutazione delle principali caratteristiche meccaniche secondo le modalità descritte nel seguito.' Mi pare di intendere pertanto che quanto indicato di seguito nei paragrafi delle NTC per le varie tipologie di isolatori, mi riferisco alle prove di accettazione, sia una facoltà e non un obbligo per la DL. Ricollegandomi alla mia domanda di ieri e al mio caso specifico sugli isolatori a scorrimento le eventuali prove di accettazione sul 20% della fornitura non sarebbero un obbligo. Anche qui grande confusione negli uffici competenti del genio civile e tutto lasciato alla libera interpretazione del funzionario, data però limportanza dell'opera e dovendo e volendo rispettare della normativa vigente, vi chiedo delucidazioni in merito. Si potrebbe eventualmente porre un quesito scritto all'ufficio del genio civile? Grazie per la disponibilità. ing. Pierluigi DE DONATO Grazie. ing. Pierluigii DE DONATO Chiudi

26 Novembre 2013

RISPOSTA

Premetto che la rubrica “L’esperto risponde” riguarda prevalentemente gli aspetti tecnici e non quelli regolamentari, e che in quest’ultimo ambito il sottoscritto può esprimere solamente la propria opinione personale ma non dare alcuna interpretazione della legislazione.

 

La formulazione del punto 11.9.3 delle NTC non è chiara

“Il Direttore dei Lavori deve inoltre rifiutare le eventuali forniture non conformi ed effettuare idonee prove di accettazione che comprendano in ogni caso la verifica geometrica e delle tolleranze dimensionali nonché eventualmente la valutazione delle principali caratteristiche meccaniche secondo le modalità descritte nel seguito”.

però nello spirito delle NTC 2008 in cui le prove di accettazione sono finalizzate ad accertare che le caratteristiche dei dispositivi messi in opera siano coerenti con le caratteristiche riscontrate nelle prove di qualificazione sui prototipi dei dispositivi e con quanto previsto nel progetto, non ritengo che l’intenzione del legislatore fosse quella di lasciare facoltà alla DL di richiedere o meno le prove, ma che le prove debbano essere obbligatoriamente eseguite.

Pur confermando quindi che a mio avviso le prove di accettazione sono obbligo della DL, invito il richiedente a contattare il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per avere un parere ufficiale sulla interpretazione del requisito.

 

Cordiali saluti,

Virginio Quaglini


Data risposta: 13 Febbraio 2014

Risponde: Ing. Virginio Quaglini

prove di accettazione su isolatori a scorrimento


Domanda di: pierluigi

Buongiorno, avrei bisogno di un chiarimento sulle prove di accettazione paragrafo 11.9.8.3 delle NTC. Esempio pratico: edificio isolato con 46 dispositivi di cui: n 6 classe A di carico; n.35 classe...Leggi tutto

Buongiorno, avrei bisogno di un chiarimento sulle prove di accettazione paragrafo 11.9.8.3 delle NTC. Esempio pratico: edificio isolato con 46 dispositivi di cui: n 6 classe A di carico; n.35 classe B di carico, n.5 classe C di carico. Quale é l'effettivo numero di dispositivi da provare? il numero minimo 4 indicato fa riferimento alle singole classi o al numero totale dei dispositiivi? Per essere chiari: ne devo provare 10 (2+7+1) oppure 15 (4+7+4)? Tutti i fornitori fanno riferimento alla norma UNI EN15129 sostenendo che fa parte del corpo normativo nazionale del 3 dicembre 2009 e quindi successiva al DM2008 e alla sua entrata in vigore, le prove indicate nella UNI EN 15129 fanno riferimento però alle prove di qualifica in stabilimento (nel caso in esame 5% del lotto di produzione). Si tratta di due fasi separate? cioè controllo in stabilimento per QUALIFICA E VALUTAZIONE DI CONFORMITA' e invece ACCETTAZIONE IN CANTIERE? molti uffici del genio civile applicano le condizioni delle NTC con dubbi sul numero dei dispositivi da provare. Mia nota personale come DL: i dispositivi provati per l'accettazione vanno poi sostituiti nei componenti base, chi garantisce l'accettazione dei nuovi componenti? Non è meglio eventulamente aumentare le prove di qualifica in stabilimento fissate dalla UNI EN 15129 al 5% per gli isolatori a scorrimento? Grazie per la disponibilità. Ing. Pierluigi DE DONATO Chiudi

25 Novembre 2013

RISPOSTA

Riporto quanto scritto esplicitamente nelle NTC:

 

11.9.8.2 Prove di qualificazione sui dispositivi

“Le prove di qualificazione sui dispositivi, che possono essere estese a tutti i dispositivi geometricamente simili (rapporti di scala geometrica compresi tra 0,5 e 2) e prodotti con gli stessi materiali di quelli provati sono le seguenti: … (omissis) … “

 

11.9.8.3 Prove di accettazione sui dispositivi

“Le prove di accettazione sui dispositivi, che saranno effettuate con le modalità già viste per le prove di qualificazione. … (omissis) … “

 

Quindi il numero minimo di 4 dispositivi fa riferimento a ciascuna classe di dispositivi geometricamente simili e prodotti con gli stessi materiali di quelli provati.

Le prove di Factory Production Control previste dalla EN 15129 sono ovviamente distinte da quelle di Accettazione, sia per quanto riguarda la numerosità (5% rispetto a 20%) che per il criterio di campionamento dei prototipi sottoposti alle prove stesse (nel primo caso il campionamento viene svolto autonomamente dal fabbricante secondo i criteri stabiliti nel proprio piano di qualità). Qualora la DL campionasse i dispositivi che andranno poi sottoposti alle prove di Factory Production Control, allora queste prove potrebbero essere considerate valide anche come prove di Accettazione, anche se poi devono essere integrate con ulteriori prove fino a raggiungere il 20% della numerosità del lotto di fornitura.

 

Cordiali saluti,

Virginio Quaglini


Data risposta: 13 Febbraio 2014

Risponde: Ing. Virginio Quaglini

ISOLATORI SISMICI A SCORRIMENTO


Domanda di: db1987

Buongiorno, avrei bisogno di un chiarimento riguardo al dimensionamento di isolatori a scorrimento. Al fine del dimensionamento e della scelta del tipo di isolatore si procede trovando lo spostament...Leggi tutto

Buongiorno, avrei bisogno di un chiarimento riguardo al dimensionamento di isolatori a scorrimento. Al fine del dimensionamento e della scelta del tipo di isolatore si procede trovando lo spostamento all’SLC (d2); secondo normativa l'isolatore scelto deve garantire una possibilità di spostamento da scheda tecnica (dmax) maggiore di 1,2 d2 oppure è sufficiente che sia d2 < dmax ? Non ho ben chiaro quindi il punto 11.9.8 delle NTC in cui si dice che è necessario garantire che l'isolatore sia in grado di sopportare 10 cicli carico scarico sotto spostamento di 1,2d2 mantenendo il coefficiente di attrito entro certi limiti ma sembrerebbe che questo sia da verificare solo a livello di prova quindi, come requisito di accettazione. Di conseguenza il progetto dell'isolatore deve essere corredato dei documenti attestanti che questa prova con 10 cicli carico -scarico a 1,2 d2 sia stata effettuata? Grazie Saluti Daniela Bonardi Chiudi

25 Ottobre 2013

RISPOSTA

 
Le Norme Tecniche richiedono al cap. 11.9.8, nel passaggio oggetto del quesito, che:
1) l’isolatore sia in grado di sostenere uno spostamento almeno pari a 1,2 volte d2;
2) che la variazione del coefficiente di attrito a seguito della applicazione di 10 cicli consecutivi fino a uno spostamento massimo pari a 1,2 volte d2 sia inferiore al 25% del valore del coefficiente di attrito misurato al 3° ciclo.
 
Il primo punto del requisito viene soddisfatto progettando l’isolatore in modo da consentire una capacità di scorrimento dmax pari ad almeno 1,2 volte d2. Per dimostrare il rispetto del secondo punto del requisito è necessario eseguire la corrispondente prova sperimentale (10 cicli di spostamento con ampiezza pari a 1,2 volte d2; rilevazione del coefficiente di attrito a ciascun ciclo e verifica della condizione sulla variazione massima all’interno dei 10 cicli). In conclusione le NTC richiedono che nella documentazione di qualificazione del dispositivo sia incluso il rapporto della prova per dare evidenza del soddisfacimento del requisito sulla variazione del coefficiente di attrito. Il fatto stesso che la prova venga fatta dimostra anche la capacità dell’isolatore di sostenere uno spostamento almeno pari a 1,2 volte d2 senza “scalottamenti” (movimenti del PTFE fuori dalla piastra di scorrimento).
 
Tuttavia è necessario far presente che il cap. 11.9.8 delle NTC 2008 oggi non è più applicabile per quanto riguarda i requisiti di qualificazione degli isolatori in acciaio e PTFE.
 
Secondo il cap.11.1 delle NTC, per la procedura di qualificazione di materiali e dispositivi per uso strutturale possono configurarsi tre casi:
A) se è disponibile una norma europea armonizzata che copre i materiali/dispositivi, al termine del periodo di coesistenza della norma l’impiego nelle opere è possibile soltanto se il materiale o dispositivo è in possesso della Marcatura CE che attesta la sua conformità alla norma;
B) se non è disponibile una norma armonizzata, ovvero si è nel periodo di coesistenza della norma, la qualificazione deve essere condotta secondo i metodi e i criteri descritti nelle NTC per quello specifico prodotto;
C) per materiali e prodotti per uso strutturale innovativi o comunque non citati nel capitolo 11 delle NTC e non ricadenti in una delle tipologie A) o B), è necessario il rilascio di un Benestare Tecnico Europeo (ETA) o di un Certificato di Idoneità Tecnica all’Impiego (benestare nazionale).
 
Quando le NTC sono state promulgate (con D.M. del 14 gennaio 2008) non esisteva alcuna norma europea sui dispositivi antisismici e pertanto la qualificazione degli isolatori ricadeva nel caso B), cioè secondo i metodi descritti nelle NTC (cap. 11.9.8).
 
Nel 2009 è stata pubblicata la norma europea armonizzata EN 15129 “Antiseismic devices” che tratta gli isolatori a scorrimento.  La norma è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea il 1 agosto 2010, il periodo di coesistenza della norma è terminato il 1 agosto 2011 e a partire da tale data la qualificazione degli isolatori ricade sotto il caso A) cioè è necessaria la Marcatura CE che attesta la conformità alla norma armonizzata.
 
Quindi a partire dal 1 agosto 2011 il cap. 11.9.8 delle NTC (così come tutti i capitoli relativi a dispositivi antisismici) non sono più applicabili, in quanto prevale la norma europea sulla legislazione nazionale. I criteri di progetto e di prova per gli isolatori a scorrimento oggi applicabili sono quindi descritti al cap. 8.2 (isolatori con superfici curve) e 8.3 (isolatori con superfici piane) della norma EN 15129:2009. Rimane al momento in vigore solo il punto 11.9.8.3 relativo alle prove di accettazione (che non sono trattate nella norma europea).


Data risposta: 30 Ottobre 2013

Risponde: Ing. Virginio Quaglini

interventi su scaffalature nelle zone di cui alla legge 122


Domanda di: vega95

Volevo un chiarimento. La legge prescrive l'obbligo di effettuare la Verifica di sicurezza sulle scaffalature, attraverso una relazione di calcolo che tenga conto dell'accelerazione sismica. Tale ve...Leggi tutto

Volevo un chiarimento. La legge prescrive l'obbligo di effettuare la Verifica di sicurezza sulle scaffalature, attraverso una relazione di calcolo che tenga conto dell'accelerazione sismica. Tale verifica evidenzia gli interventi di adeguamento sismico necessari per la validità dei nuovi dati di portata delle scaffalature, i quali interventi devono essere effettuati entro un periodo minimo di 4 anni (a seconda poi dei casi). Queste le domande: - fatta la verifica, durante questo periodo, in attesa che vengano eseguiti gli interventi di adeguamento; le scaffalature possono essere comunque usate e se si in che modo - gli accessori rompitratta, che le linee guida del CSLLPP indicano come obbligo al fine di evitare la caduta dei pallet, non sono però nominati dalla legge 122. Rientrano nell'ambito della verifica di sicurezza oppure possono essere considerati interventi di miglioramento e quindi essere programmati negli anni? - Infine, dovendo scaricare i materiali da scaffalature integre ma non antisismiche e quindi 'non agibili', al fine di attuare gli interventi di adeguamento, come si deve procedere ai fini della sicurezza e delle responsabilità per consentire agli operai di effettuare sia le operazioni di scarico che gli interventi di adeguamento? Vi ringrazio per le risposte che vorrete darmi. Roberta Fornasiero Chiudi

14 Ottobre 2013

RISPOSTA

 
Fatto salvo che alcuni aspetti sono piu' di carattere giuridico che tecnico, e quindi forse varrebbe la pena anche un giudizio giuridico.
 
A mio parere, in linea di principio, se le scaffalature non sono stabili costituiscono comunque un pericolo, e quindi non dovrebbe essere data l'agibilita' sismica, a meno che la loro labilita' e mancanza di sicurezza non venga risolta, eliminando quindi le relative vulnerabilita'. D'altra parte, la normativa consente 4 anni per la messa in sicurezza. Quindi, credo sia ragionevole ritenere che dal punto di vista normativo, se le scaffalature soddisfano ai criteri di sicurezza relativi al loro normale esercizio, sisma escluso, esse possano essere comunque utilizzate nelle more del tempo che intercorre con la messa in sicurezza.
 
Penso anche che durante tale periodo la responsabilita' dell'uso sia in capo al Responsabile della Sicurezza ed al Datore di Lavoro.
 
Cordiali Saluti, 
Paolo Riva


Data risposta: 17 Ottobre 2013

Risponde: Prof. Paolo Riva

Prestazioni antisismiche di strutture a pareti portanti in calcestruzzo debolmente armato gettato in opera


Domanda di: DanieleM

Ultimamente si sente spesso parlare di metodi costruttivi a pareti portanti i quali, facendo uso di blocchi cassero o pannelli in materiale leggero, consentirebbero di ottenere strutture scatolari in...Leggi tutto

Ultimamente si sente spesso parlare di metodi costruttivi a pareti portanti i quali, facendo uso di blocchi cassero o pannelli in materiale leggero, consentirebbero di ottenere strutture scatolari in calcestruzzo debolmente armato, caratterizzate da elevate prestazioni antisismiche. Tuttavia, mi sembrerebbe importante capire in quali casi le prestazioni, spesso genericamente vantate dai produttori di questi sistemi, siano avvalorate da adeguata sperimentazione. Qual è la sua esperienza scientifica in questo campo? Cordiali saluti Ing. Daniele Malavolta Chiudi

01 Ottobre 2013

RISPOSTA

Bologna, Ottobre 2013
 
Su richiesta della ditta Nidyon Costruzioni s.r.l. di Santarcangelo di Romagna (RN) e della ditta C&P Costruzioni s.r.l. di Poviglio (RE) il Dipartimento DICAM dell’Università degli Studi di Bologna ha effettuato la progettazione, supervisione ed interpretazione di una campagna di indagini sperimentali condotte presso il Laboratorio del Centro Sismico Europeo EUCENTRE di Pavia che hanno avuto come scopo principale la valutazione del comportamento sismico del metodo costruttivo a pareti portanti in conglomerato cementizio armato sviluppato impiegando i prodotti denominati “Pannello Singolo Portante Nidyon NYSP” e “ISOTEX”.
 
La campagna sperimentale durata circa 4 anni (dal 2005 al 2009) è stata organizzata come segue:
  1. prima serie di prove tese alla valutazione del comportamento delle pareti portanti sotto carichi ciclici (pseudo statici) dei componenti di base del metodo costruttivo ovvero dei muri portanti, con e senza aperture;
  2. seconda serie di prove tese alla valutazione delle capacità portanti delle unioni orizzontali (muro-fondazione e muro-solaio) e verticali (muro-muro); 
  3. prova ciclica pseudo-statica a collasso su una porzione di edificio in scala reale di due livelli fuori terra.
 
Tali prove sono state accompagnate da specifici studi di tipo analitico/numerico. Tali studi sono stati sostanzialmente finalizzati alla previsione teorica del comportamento atteso, effettuato anche a partire da modelli numerici di tipo non lineare, successivamente ricondotti a formule predittive semplificate le quali, facendo uso delle regole generali della Scienza e Tecnica delle Costruzioni, consentissero di cogliere in maniera soddisfacente e sufficientemente cautelativa il reale comportamento degli elementi costruttivi oggetto di studio.
 
I risultati ottenuti durante la sperimentazione effettuata hanno messo in luce quanto segue:
  • le pareti portanti realizzate secondo entrambe le tecniche costruttive sono in grado sviluppare elevate resistenze nei confronti delle azioni orizzontali agenti nel piano dei pannelli. I valori di resistenza nei confronti dei carichi orizzontali sono in genere  paragonabili o superiori ai carichi verticali di prova;
  • le pareti portanti realizzate secondo entrambe le tecniche costruttive hanno mostrato di possedere capacità resistenti nei confronti delle azioni orizzontali anche al di là del limite elastico di comportamento ed hanno mantenuto tale capacità resistente al ripetersi dei cicli di carico orizzontali, dando concreta indicazione di possedere una “adeguata capacità di dissipare energia in campo inelastico per azioni cicliche ripetute, senza che ciò comporti riduzioni significative della resistenza nei confronti delle azioni sia verticali che orizzontali” (così come testualmente riportato al § 7.4.1 del D.M. 14/01/2008).

 

L’interpretazione analitica dei risultati di prova ha consentito:
  • di legittimare l’utilizzo delle formule predittive precedentemente ipotizzate (le quali fanno ricorso alle regole generali della Scienza e Tecnica delle Costruzioni), poiché esse hanno mostrato di cogliere il comportamento osservato sperimentalmente con un buon grado di attendibilità (nello spirito di una “engineering accuracy”) e con risultati in ogni caso a favore di sicurezza (secondo un’ottica progettuale);
  • di identificare appropriate raccomandazioni, congruenti e compatibili con le vigenti normative (D.M. 14/01/2008, oltre agli opportuni Riferimenti Tecnici di cui al cap. 12 del D.M. stesso, ove applicabili), per la progettazione sismica delle strutture a pareti portanti in c.a. appartenenti ai due citati metodi costruttivi.

 

Tra l’altro, le conclusioni e le raccomandazioni messe a punto, e fornite da Nidyon e da C&P ai propri clienti, sono il frutto di una ricerca scientifica che comprende anche più tradizionali prove di tipo “statico” sviluppate in collaborazione con la Università di Bologna sin dalla fine degli anni ’90.
 
Più recentemente, nel dicembre 2011, è stata inoltre portata a termine, sempre presso EUCENTRE di Pavia, una serie di prove su tavola vibrante, nell’ambito del progetto di ricerca dell’Unione Europea denominato “SERIES Project”. Il Progetto di Ricerca, sviluppato da un team di ricercatori, di cui lo scrivente faceva parte, appartenenti a diverse Università Europee, era finalizzato allo studio del comportamento sismico delle tecnologie costruttive innovative a pareti debolmente armate gettate in opera, ed è stato interamente finanziato dall’Unione Europea. Il gruppo di ricercatori ha scelto, fra i vari produttori presenti sul mercato, l’azienda italiana Nidyon Costruzioni di Santarcangelo di Romagna, titolare del metodo costruttivo Nidyon - Pannello Singolo Portante (NYSP).
 
I ricercatori hanno progettato e realizzato un edificio di 3 piani in grandezza reale (costruito nel maggio 2011 presso EUCENTRE), costituito interamente da pareti Nidyon NYSP e da solai Nidyon NYF. Ai fini di potere sviluppare una prova su tavola vibrante in grado di portare la struttura a livelli di sollecitazione superiori al limite di comportamento elastico è importante sottolineare come l’edificio realizzato presso il laboratorio Eucentre si caratterizzasse per un quantitativo di armatura pari al 50% delle armature solitamente previste per i pannelli Nidyon Nysp.  Nei giorni 6 e 7 dicembre 2011 è stata effettuata una serie di test sismici, sulla tavola vibrante del Laboratorio “Trees Lab” di EUCENTRE, costituiti dall’applicazione di numerose scosse di intensità progressivamente crescente fino a raggiungere accelerazioni di picco al suolo (PGA) pari a 1.28 g. L’edificio ha mostrato di essere in grado di reggere tali scuotimenti senza subire danni. Nei giorni successivi sono state applicate altre scosse, di intensità analoga (con PGA comprese fra 1.0 e 1.5 g). L’edificio ha manifestato un comportamento analogo, con danni sempre limitatissimi.
 
E’ opportuno sottolineare come le prove condotte su tavola vibrante abbiano consentito di verificare in condizioni di scuotimento dinamico i comportamenti studiati nel dettaglio con le prove di tipo pseudo statico, indicando, tra l’altro come le prove di tipo pseudo statico (su cui sono basate le formule predittive suggerite per la progettazione di tali strutture) appaiano più “penalizzanti” di quelle in regime dinamico.
 
In generale la serie di test sperimentali su tavola vibrante, ha dato risultati confortanti sul comportamento sismico delle costruzioni realizzate secondo la tecnica Nidyon Nysp, e riteniamo possano confermare in pieno i risultati delle prove statiche e pseudo statiche effettuate negli anni da questa Azienda.
 
In Fede, 
 
Prof. Ing. Tomaso Trombetti
Dipartimento D.I.C.A.M. (Università di Bologna)
 


Data risposta: 03 Ottobre 2013

Risponde: Prof. Tomaso Trombetti

Sopraelevazione di edifici esistenti in muratura con struttura a pareti in legno


Domanda di: olrac

Buongiorno, come modellare un edificio esistente in muratura portante con una struttura a pareti in legno (tipo xlam)? L'analisi 'base' è certamente, direi, lineare elastica, magari in prima battu...Leggi tutto

Buongiorno, come modellare un edificio esistente in muratura portante con una struttura a pareti in legno (tipo xlam)? L'analisi 'base' è certamente, direi, lineare elastica, magari in prima battuta statica (semplice e controllabile) poi multimediale. Ma è noto che, per strutture in muratura, l'analisi elastica è decisamente conservativa, sarebbe opportuno svolgere un'analisi non lineare (statica, pushover). Ma come modellare la soprastante struttura in legno, in campo non lineare, essendo quest'ultimo un materiale elasto-fragile? Occorre rinunciare alla non lineare accettando di fatto di non poter sfruttare appieno la capacità della struttura in muratura, oppure... Qual'è la strada? Cordialmente Chiudi

21 Settembre 2013

RISPOSTA

Una struttura con una base in muratura ed una successiva sopraelevazione in legno è evidentemente una struttura irregolare in elevazione. Per le strutture irregolari non è possibile applicare l'analisi di pushover classica (metodo N2) suggerita dalle normative tecniche. Oltre che vi sarebbero delle forti incertezze e grandi approssimazioni nella valutazione del comportamento non lineare sia della struttura in muratura che della struttura in Xlam.
 
Pertanto l'analisi dinamica elastica con spettro di risposta ridotto attraverso il fattore di struttura q è l'unico metodo di analisi consigliabile e praticamente utilizzabile in questo caso. Il fattore di struttura sarà da scegliersi come il minore fra quello della struttura in muratura e quello della struttura in legno. Quindi nel caso specifico sarà probabilmente quello della struttura in Xlam ridotto per effetto della irregolarità in altezza:
 
               q = 2 x 0.8 = 1.6
 
Valore che si presta bene anche per l'analisi dell'edificio in muratura esistente, del quale non si abbiamo sufficienti informazioni sui materiali utilizzati e sui dettagli costruttivi.
 
Per la porzione in Xlam si presti molta attenzione a modellare la struttura correttamente, con le corrette caratteristiche elastiche medie delle connessioni fra pannelli/pannelli e pannelli/solai e pannelli/murature. Infatti sono tali connessioni che conferiscono la maggior parte della deformabilità della struttura e quindi condizionano i modi di vibrare e la distribuzione delle forze sismiche. 
 
Cordiali saluti.
Ing. Roberto Scotta


Data risposta: 03 Ottobre 2013

Risponde: Ing. Roberto Scotta

POSSIBILITA' DI CONSIDERARE ELEMENTI SECONDARI


Domanda di: luca89

Gent.mo Esperto, vorrei avere delle delucidazioni in merito alla possibilità di considerare nell’adeguamento di un edificio in calcestruzzo armato tutti gli elementi strutturali esistenti (pilastri...Leggi tutto

Gent.mo Esperto, vorrei avere delle delucidazioni in merito alla possibilità di considerare nell’adeguamento di un edificio in calcestruzzo armato tutti gli elementi strutturali esistenti (pilastri e travi) come secondari. L’obiettivo è quello di adeguare la struttura introducendo dei setti esterni in cemento armato (sismo-resistenti) collegati agli elementi esistenti considerati secondari. Vorrei avere risposta sulle due domande seguenti: 1) Vorrei sapere se sia la rigidezza che la resistenza degli elementi esistenti per essere considerati “secondari” in accordo con il punto 7.2.3 nelle NTC 08 debbano essere ignorate nell’analisi della risposta. 2) il punto 7.2.3. dice “Tali elementi tuttavia devono essere in grado di assorbire le deformazioni della struttura soggetta all’azione sismica di progetto, mantenendo la capacità portante nei confronti dei carichi verticali”. Questo vuol dire che nel caso di analisi lineari elastiche con spettro di risposta gli spostamenti degli elementi secondari devono essere valutati con q=1 ? Devono essere fatte le verifiche a taglio su tali elementi? Cordiali Saluti Luca Geminiani Chiudi

09 Agosto 2013

RISPOSTA

In un edificio esistente non ha molto senso parlare di elementi sismoresistenti primari e secondari. Io ragionerei in questo modo:
  1. I carichi statici comunque vanno sugli elementi esistenti, salvo eventuali quote di sovraccarico che possono essere incassate anche dagli elementi di nuova realizzazione in funzione delle rigidezze;
  1. Le azioni sismiche possono anche essere incassate dai soli elementi nuovi fatte salve le seguenti considerazioni:
    1. gli elementi esistenti devono essere in grado di sopportare gli spostamenti richiesti dal sisma (quelli che calcolerei con q=1, per intenderci); 
    2. in ogni caso, gli elementi esistenti non devono collassare per quello spostamento. La verifica a flessione non e' un problema (di fatto la verifica di spostamento e' una verifica di duttilita' per flessione, quindi la resistenza non conta). Per la verifica degli elementi fragili (ad esempio il taglio), questa deve essere comunque condotta pensando ad un q=1,5. E' ovvio che se per lo spostamento richiesto dal sisma gli elementi dovessero collassare a taglio, la verifica allo spostamento non puo' essere considerata soddisfatta. Al piu' lo 'sconto' sta nel verificare a taglio con q=1,5.
  1. Per quanto riguarda gli elementi nuovi, volendo potrei anche progettarli con un q piu' alto, ammesso abbia senso, e poi verificarli comunque a duttilita'.
 
Paolo Riva


Data risposta: 11 Settembre 2013

Risponde: Prof. Paolo Riva

ISOLAMENTO SISMICO ALLA BASE E GERARCHIA DELLE RESISTENZE


Domanda di: ing190779

Gent.mo Esperto, chiedo se la predisposizione di isolatori sismici alla base della costruzione, normativamente autorizzi a non applicare il criterio della gerarchia delle resistenze per le strutture...Leggi tutto

Gent.mo Esperto, chiedo se la predisposizione di isolatori sismici alla base della costruzione, normativamente autorizzi a non applicare il criterio della gerarchia delle resistenze per le strutture in elevazione, in quanto protette dalla scelta progettuale di isolamento. Ringrazio e saluto cordialmente Ing.Corrado Prandi Chiudi

02 Luglio 2013

RISPOSTA

Gentile Ingegnere,

l'attuale normativa inquadra l'isolamento sismico come un tecnica di protezione orientata ad ottenere un comportamento sostanzialmente elastico della struttura in elevazione durante il terremoto di progetto.

 

Nel caso di edifici di nuova costruzione non sono previsti meccanismi plastici e non è quindi richiesta l'applicazione della gerarchia delle resistenze. Per gli edifici esistenti resta valido il principio generale di limitare drasticamente il danneggiamento della sovrastruttura.Bisogna comunque effettuare i controlli sui meccanismi fragili e duttili richiesti in questo caso.

 

Cordiali Saluti,

Andrea Dall'Asta

 

 

 


Data risposta: 23 Luglio 2013

Risponde: Prof. Andrea Dall’Asta

LIVELLO DI CONOSCENZA


Domanda di: ing190779

Gent.mo Esperto, la domanda è relativa al LIVELLO di CONOSCENZA, più precisamente al livello di conoscenza attribuibile ad un fabbricato in c.a. esistente del quale sono disponibili gli elaborat...Leggi tutto

Gent.mo Esperto, la domanda è relativa al LIVELLO di CONOSCENZA, più precisamente al livello di conoscenza attribuibile ad un fabbricato in c.a. esistente del quale sono disponibili gli elaborati esecutivi delle strutture, le dichiarazioni di conforme esecuzione del Direttore dei Lavori, i certificati di laboratorio relativi alla rottura dei cubetti in calcestruzzo ed alle prove di trazione sul tondino di armatura, oltre al certificato di collaudo finale. Ringrazio e saluto cordialmente Ing.Corrado Prandi Chiudi

21 Giugno 2013

RISPOSTA

 

Da quanto l'ing.C.Prandi scrive si evince che:

  1. La GEOMETRIA della struttura è nota dai disegni originali;
  2. I DETTAGLI COSTRUTTIVI sono noti dai disegni costruttivi originali;
  3. Le PROPRIETA' dei MATERIALI risultano dai certificati di prova originali.

 

Con riferimento a C8A Appendice al Cap.C8 NTC,punto C8A.1.8.3 si consegue il LIVELLO di CONOSCENZA LC3 (conoscenza accurata) mediante:

  1. RILIEVO VISIVO a CAMPIONE  per verificare l'effettiva corrispondenza del costruito ai disegni esecutivi;
  2. LIMITATA VERIFICA in SITU degli elementi più importanti (quantità e disposizione delle armature verificata per almeno il15% degli elementi);
  3. ESTESE PROVE in SITU (2 provini di cls. per 300 mq di piano dell'edificio, 2 campioni di armatura per piano). Se i valori delle prove in situ sono minori di quelli disponibili dai certificati,vanno eseguite ESAUSTIVE PROVE in SITU (3 provini di cls per 300 mq di piano, 3 campioni di armatura per piano). 

 

Cordiali Saluti,

Dante Galeota

 


Data risposta: 30 Giugno 2013

Risponde: Prof. Dante Galeota

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